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A cura di Gabriele Giacomelli e Simone Bacherini

[/vc_column_text][vc_column_text]Il counseling sanitario offre notevoli spunti e riflessioni alla pratica della cura attuale. In particolare vogliamo sottolineare lo sviluppo di competenze che portano ad una comprensione maggiore dell’altro, evitando la spersonalizzazione del rapporto con l’altro ma ponendo l’accento sulle sfumature che differenziano e arricchiscono i lavori di relazione. Per evitare di vivere le situazioni emotive insite nel lavoro come qualcosa di pauroso o persino negativo è importante sviluppare, in chi opera nel mondo sanitario, le competenze relative alla gestione delle emozioni, una nuova modalità che si differenzia dalla risonanza emotiva che si risveglia nel pubblico “non esperto”. Una trasformazione nella modalità di comprendere le esperienze di malattia, senza bisogno di allontanare le sensazioni sgradevoli (e le persone che le portano – i pazienti). Questo può portare ad una trasformazione dell’operatore, che attraverso un percorso di sviluppo può acquisire strumenti necessari al proprio benessere emotivo e di conseguenza alla qualità delle sue relazioni professionali. Se non emozionarsi è impossibile, apprendere una competenza emotiva può essere un passo importante rispetto alle riorganizzazioni sanitarie che coinvolgono sempre più gli operatori del settore salute.

Integrare con consapevolezza l’emotività nel lavoro sanitario può essere, gratificante, a volte può spaventare, altre riportare ad emozioni che abbiamo già sperimentato; sicuramente dobbiamo stare attenti che non ci spaventi a tal punto da chiudere gli occhi e ci lasci all’oscuro di ciò che accade, aspettando che passi il turno di lavoro. Atteggiamento che prepara all’esaurimento o burnout come purtroppo molto spesso accade in ambito sanitario. In altre parole, vogliamo sottolineare la possibilità di acquisire competenze utili alla comprensione-elaborazione dei vissuti dolorosi dell’operatore e dell’utenza, così da poter attivare comportamenti utili alla cura. Tali modalità sono da intendersi come percorsi di sviluppo personale. Sviluppare la conoscenza di sé, le capacità di ascoltarsi, quella di comprendersi, le competenze relative all’ascolto dell’altro creano i presupposti per agire in modo costruttivo e altamente professionale, sia dal punto di vista tecnico che umano, permettono inoltre una maggiore armonia nel/al gruppo di lavoro.

Tali competenze sono alla base di qualsiasi intervento di counseling e a nostro parere sono un enorme contributo che l’operatore sanitario può sfruttare, sia per migliorare le proprie prestazioni, che per attivare comportamenti o capacità di comprensione utili al proprio benessere psicologico e relazionale.[/vc_column_text][vc_single_image image=”11484″ img_size=”full” alignment=”center”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”IL COUNSELING NEI CONTESTI SANITARI”][vc_tta_accordion][vc_tta_section title=”L’importanza delle sfumature” tab_id=”1508970272144-4433116d-c384″][vc_column_text]Cos’è che ci rende diversi? Cosa rende magico ogni incontro e permette di trovare nuovi stimoli alla vita professionale? Senza le sfumature che ci caratterizzano incontrare e curare le persone diventa una cosa meccanica, non molto diversa da una catena di montaggio. Anzi peggio. La catena di montaggio non prevede la sofferenza delle parti assemblate. Riuscire a trovare le piccole differenze ci aiuta a compiere un esercizio fondamentale: ci permette di acquisire nuovi modi di interpretare la realtà; come un cannocchiale ci regala l’occasione di restringere o allargare il campo di osservazione, di condividere parti di esperienza o di emozione alla luce di nuovi modi di interpretare la realtà. Allo stesso tempo questa riflessione ci apre alla possibilità che gli altri possono vivere le esperienze con emozioni diverse sia per tipo che per intensità. Lo stesso evento, sarà vissuto in modo diverso dal paziente, dalla sua famiglia, e dall’équipe sanitaria. Ognuno vive le emozioni con la sua specifica sfumatura.[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”La gestione delle emozioni” tab_id=”1508970272176-fed40fc1-43f6″][vc_column_text]Le persone ragionano con la testa, ma si fanno agire dalle emozioni. Come dargli torto? Infondo le emozioni sono una parte fondamentale della vita, sono quello che riesce a dare colore agli eventi, sia quando sono positive che quando sono negative. Siamo convinti che sono fondamentali anche nel guidare le scelte e spesso nel lavoro sanitario i nostri utenti devono fare delle scelte importanti. Comprendere la presenza degli stati emotivi diventa allora una competenza irrinunciabile in un mondo in cui si parla sempre più di scelte consapevoli ed informate. Ragionare con la testa è un obbiettivo fondamentale, (sia per gli utenti che per i sanitari) comprendere le emozioni e agirle (o non agirle) è una modalità necessaria per evitare di essere guidati impulsivamente dalle forze emotive. L’azione vera nasce dalla considerazione dei dati oggettivi ma anche dalla valutazione delle proprie emozioni.

E’ possibile non emozionarsi? Situazioni “forti” come quelle che si riscontrano nel lavoro degli operatori sanitari, momenti di estrema sofferenza, eventi che sconvolgono la vita di altre persone sono lì a ricordarci di quanto sia impossibile non provare qualche risposta emotiva davanti agli eventi che capitano alle persone che curiamo. Persone come noi! Ma esattamente come funziona questa “trasmissione” delle sensazioni emotive tra le persone? La scienza moderna è riuscita a colmare un vuoto che si era creato tra il mondo emotivo (definito soggettivo e ritenuto per anni di dominio della psicologia e della filosofia) e mondo fisico (al quale facevano riferimento soprattutto la biologia e la medicina). Le ultime ricerche di neuroscienze hanno identificato alcuni gruppi di neuroni che hanno la specifica funzione di “riflettere” e tradurre in prima persona le esperienze che vediamo o con cui entriamo in contatto: i cosiddetti neuroni “mirror” attivano, anche alla sola vista di un’immagine dolorifica, le aree relative alla percezione del dolore, costituiscono la base biologica dell’empatia. Numerosi studi hanno dimostrato la impossibilità per l’uomo di eludere questo meccanismo fondamentale. La vicinanza di persone sofferenti innesca in noi meccanismi di sofferenza. Ci sembra molto stimolante il contributo di Yawei Cheng et al. (Expertise Modulates the Perception of Pain in Others, Current Biology 17, 1708-1713, October 9, 2007) il quale attraverso una serie di esperimenti monitorati tramite risonanza magnetica funzionale, ha dimostrato che la gestione neurologica della visione di situazioni dolorose è diversa tra esperti in agopuntura e persone senza esperienza. In particolare gli esperti utilizzano parti “frontali” deputate alla comprensione e interpretazione, rispetto all’uso delle parti somatosensitive, che si attivano nelle persone non esperte. Tale differenza testimonia la possibilità di acquisire una capacità di gestione emotiva che trasforma realmente il modo di “vivere” alcune esperienze.[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”La trasformazione” tab_id=”1508970361440-5dd40e2e-28b1″][vc_column_text]Una ulteriore riflessione riguarda alcuni aspetti della situazione attuale del mondo sanitario. La situazione di cambiamento pare condizionare in modo endemico tutto il settore della salute, così si assiste ad un generale risveglio e movimento che talvolta preoccupa gli operatori coinvolti nella nuova visione dei percorsi di salute. Senza entrare nelle annose questioni dei tagli economici, vogliamo considerare l’aspetto di movimento che è insito in qualsiasi sistema naturale: anche lo stare fermi necessita di molti aggiustamenti, di molti movimenti che collaborano a mantenere una determinata posizione, tutto nella natura testimonia una situazione di movimento. Nel sistema sanitario questa situazione può rappresentare il punto di partenza per nuove occasioni, in particolare quelle legate alla acquisizione di nuove competenze, e più ancora di quelle relazionali. Tali competenze si rendono necessarie quando si desidera creare gruppi di lavoro efficaci (team building) e si riflette in modalità di cura che prendono maggiormente in considerazione delle difficoltà emotive dell’utente. Con quest’ultima affermazione vogliamo sottolineare che la gestione/consapevolezza emotiva è una capacità che si apprende che oggi occorre sviluppare negli operatori per una gestione costruttiva delle relazioni umane e di cura. Recentemente si assiste sempre più spesso a tentativi di sviluppare tali competenze in tutti gli operatori, segno di una attenzione al vissuto emotivo del paziente, ovvero da una attenzione a far si che chi usufruisce dei servizi si senta accolto e compreso da chi lo cura.[/vc_column_text][/vc_tta_section][/vc_tta_accordion][vc_empty_space height=”60px”][/vc_column][/vc_row]

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