Cibo, alleato di bell’essere

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In questa rubrica parlo spesso di cosmesi ecologica e di gesti, di attenzioni da dedicare al nostro benessere interiore ed esteriore, nell’ottica che siano l’uno lo specchio dell’altro.

Oggi vorrei soffermarmi sull’importanza dell’alimentazione, alla luce della prossima conclusione della mia frequenza al Master in Counseling Gastronomico, dove, insieme ai miei compagni di percorso e guidati da Zuleika Fusco, ci siamo soffermati sul cibo e sulla cucina come metafora di vita e preziosa indicazione di ciò che portiamo nel mondo.

La riflessione che vorrei con voi condividere è che, così come accade per la cosmesi e per qualsiasi altro argomento, siamo sommersi da messaggi molto contradditori tra di loro: il cibo crudo fa bene, no, è meglio il cotto; i derivati animali sono il male, no, meglio la dieta paleo; il caffè fa male, no il caffè fa benissimo; e potrei continuare con mille esempi di diete, regole, suggerimenti su integratori alimentari e così via. Noto un’ossessione sul cibo, che viene visto come qualcosa da cui guardarsi bene e da cui discernere tra ciò che è veleno da ciò che è quasi miracoloso, nella ricerca spasmodica della perfetta forma fisica e della perfetta salute, mentre in televisione non si contano i programmi dove si cucina di tutto.

Questo si traduce in un atteggiamento verso l’alimentazione che ci porta sensi di colpa, quando “sgarriamo” le regole che ci siamo dati, regole scelte a seconda di quale dottrina, quale articolo e quale filosofia stiamo abbracciando.

In realtà, noi funzioniamo così: non possiamo privarci troppo a lungo della gioia del cibo, senza che prima o poi qualosa succeda, dentro e fuori di noi. Una dieta troppo rigida (dove con dieta intendo stile alimentare) che non tenga conto dei nostri reali desideri e soprattutto del nostro corpo, inevitabilmente ci porterà prima o poi a cadere nell’eccesso opposto.

Ecco perché oggi vi parlo di alimentazione ma senza dirvi cosa mangiare o non mangiare.

Preferisco ricordare a voi, così come ho imparato io, che una volta soddisfatti i nostri bisogni primari – mangiare per vivere – siamo esseri evoluti che hanno bisogno di bellezza, di gusto e di misura. Quando applichiamo al nostro cibo quotidiano questi elementi, curando la scelta delle materie prime, la bellezza della tavola e del piatto, seguendo i nostri gusti, mangiamo con maggiore misura ma tanta soddisfazione. Impariamo, poco alla volta, cosa ci piace e cosa no. Impariamo a distinguere tra sazietà o pienezza, ed appagamento. Mettendoci in ascolto di noi stessi, riprendiamo contatto col nostro stomaco, col nostro corpo. Sarà difficile, a quel punto, esagerare. Il cibo da nemico diventerà alleato: noteremo quando mangiamo nervosamente, quando siamo inappetenti, che tipo di cibo cerchiamo. Forse esageriamo con i dolci? Quale aspetto amaro della vita non stiamo accettando? Oppure abbiamo sempre bisogno di sgranocchiare qualcosa, e potremmo chiederci se stiamo davvero “mordendo la vita”. Ogni volta che mangiamo con attenzione, impariamo qualcosa su di noi e sugli altri che dividono con noi la tavola.

Quando la mente accelera e si perde tra le mille teorie, ritorniamo al corpo, ritorniamo al gusto, e concediamoci di mangiare con piacere, assaporando ogni boccone, senza fretta, un piatto ben scelto e preparato con amore, ricordandoci che il piacere non ha niente a che fare con grandi quantità, grandi costi o preparazioni lunghe ed elaborate. Come nella vita, spesso il miglior gusto sta nelle cose semplici, che possiamo concederci ogni giorno.


Foto da www.photl.com

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