“Dimmi, Tiresia”

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Mi colpisce sempre la nostra tendenza a cercare all’esterno soluzioni, risposte, consigli in momenti di vita complessi, o di particolare difficoltà. Come abitualmente accade quando una persona si rivolge ad un counselor, o altro professionista della relazione d’aiuto, ed in prima istanza si aspetta che il suo intervento sia risolutivo rispetto al disagio che sta vivendo…

Nell’ambito del suo percorso sarà invece facilitato nel trovare le proprie risorse interiori, che gli consentiranno una sempre maggiore autonomia e un crescente senso di responsabilità rispetto alla direzione da dare alla sua vita; e mi piace ribadire che questo costituisce uno degli elementi sostanziali e imprescindibili del counseling, e che non è affatto scontato in altri approcci.

Dall’iniziale impulso ad individuare all’esterno (perché dubbiosi verso le nostre potenzialità) ciò che può sollevarci da una difficoltà, un cruccio, un dilemma o un tormento, si può facilmente arrivare ad una sorta di completa delega, a cui seguirà probabilmente una forma di dipendenza.

A questa riflessione mi ha portato il ricordo della particolare esperienza di una ex-allieva di un corso di counseling: nelle difficili vicissitudini di un precedente momento della sua vita, si era trovata in serie difficoltà economiche e tra i vari tentativi per poter tirare avanti, alla soglia dei 50 anni, aveva trovato una opportunità che poi si rivelò un suo “talento”, nella cartomanzia telefonica.  Ovvero uno di quei servizi telefonici con tariffe davvero dispendiose, che in questo caso, attraverso una voce rassicurante e un nome inventato (ci parlava dell’obbligo di privacy a tutela degli operatori ovviamente) fornisce presunte risposte e previsioni riguardo situazioni importanti e spesso delicate della vita di chi vi si rivolge.

Dai suoi racconti emergeva come molte persone la contattassero assiduamente ogni giorno, per affidarsi alla sua interpretazione dei tarocchi, incuranti dei costi, ma convinte del valore delle indicazioni che l’operatrice gli forniva e bisognose del suo accogliente ascolto, evidentemente sostenute dalla sua empatia e dal suo forte carisma, fino a farla diventare però una presenza per loro necessaria!

Tralascio volutamente eventuali considerazioni etiche (riferite a questo esempio) dalle mie riflessioni, per sottolineare come nel percepire le nostre vulnerabilità e l’apparente carenza di mezzi di fronte ad un disagio, spesso si attivi il bisogno di affidarsi anche a qualcosa di intangibile, magico, ovvero appartenente ad un piano superiore, o quantomeno alternativo a quello razionalmente umano.

L’esigenza di sostegno e guida attraverso fonti oracolari, divinatorie, profetiche penso faccia parte di noi da sempre…e mi viene subito in mente l’importante materiale che ci fornisce la mitologia greca, al solito ricchissima di miti che diventano risorse preziose per approfondire la nostra conoscenza interiore.

Prendendo spunto da “Dimmi Tiresia” brano scritto da Vinicio Capossela, famoso cantautore che mi appassiona, vorrei prendere a modello, tra i tanti, il personaggio di Tiresia.  Mitico indovino cieco tebano, Tiresia appare nell’Odissea, in ampia parte nella leggenda tebana e in altre vicende, sempre con un ruolo determinante.

La tradizione racconta che fu reso cieco dal gesto furioso di una dea, in alcune versioni fu Era e secondo altre Atena, e che in ogni caso la facoltà divinatoria fu il compenso per la perdita della vista corporea, ma  determinò anche l’acquisizione di una veste importante e molto delicata.

Pur nella certezza che, tra le altre, questa nostra esigenza di anelare ad aiuti “straordinari” sia funzionale ad un equilibrio interiore in senso ampio, le parole di quel testo mi hanno fatto molto riflettere riguardo un elemento che trovo indispensabile in qualsivoglia processo di cura di sè: la volontà.

Credo che solo attraverso una concreta volontà, che ci porterà ad azioni pratiche rispettando anche un’eventuale gradualità, la nostra intenzione e il nostro progetto possano assumere una forma compiuta.

“Sapere e poi dovere portare fino in fondo il compito” tra i tanti versi intensi di quel pezzo musicale, ci potrebbe portare a considerare che diventa sostanziale la nostra responsabilità, quindi la centralità del nostro ruolo. Forse anche nella gestione del nostro percorso di vita…

In tal senso, l’intento costante dovrebbe essere l’impegno nel rafforzare la fiducia nelle nostre intime risorse, nelle infinite possibilità a nostra disposizione, per cogliere le quali, in alcuni momenti, ci possono aiutare gli occhi altrui. Ma poi credo che i piccoli grandi passi verso un benessere interiore dipendano soprattutto dalla nostra assidua volontà nelle scelte del vivere quotidiano, spostandoci da spontanei automatismi, e da quella fiducia (e fede) profonda in noi stessi, anche come forma di espressione del trascendente…

“La conoscenza è niente senza fede” canta ancora Capossela

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Commento

  1. sara

    giugno 9, 2016 at 23:11

    Grazie Grazie Ale :-* bellissimo articolo

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