Fanta-cosmesi… oppure no

<3 occhiolino

Ci sono tante notizie che catturano la mia attenzione e che cerco prima o poi di condividere in qualche modo. Oggi vi parlo di una di queste, pubblicata su Kosmetica di febbraio 2014.

Pare che Katie Vega, una studentessa Phd dell’Università Cattolica Pontificia di  Rio de Janeiro, abbia creato una linea di ombretti metallizzati e di mascara con pigmenti conducenti, cioè in grado di accendere i droni e lo schermo di un pc con una semplice… strizzatina d’occhio.

Non so perché, ma l’immagine mentale di me che faccio l’occhiolino e accendo un pc non smette di suscitarmi ilarità.

Forse perché sono abituata ad ascoltare e ad accogliere richieste di ogni genere sui cosmetici e sul makeup. In particolare ci aspettiamo da quest’ultimo che tenga tutto il giorno, che i colori rimangano vivaci e definiti, che nasconda qualche magagna e ci faccia sembrare più giovani/fresche/riposate…

Qualche volta, a qualche cliente con cui sono più in confidenza, consiglio un prodotto dicendo “questo contiene tale e talaltro ingrediente, che vanno benissimo per il tuo tipo di pelle, sono antiossidanti, lenitivi… e fanno anche il caffè“.

Che il momento in cui faranno il caffè sia meno lontano di quanto penso?

La tecnologia che Katie ha inserito nei trucchi, che per inciso sono anche di diverso genere (unghie, ciglia finte, ombretti) fa sì che i microchip in essi contenuti formino un circuito completo quando vengono a contatto tra loro, e riescano quindi ad accendere una luce a LED, o il monitor di un computer, o anche a digitare parole senza usare la tastiera, utilizzando i movimenti volontari per “trasformare l’intenzione in azione”.

A quanto sembra, ci sono alcune compagnie cosmetiche molto interessate all’acquisizione di questa tecnologia.

Mi chiedo: ma quando mi lavo il viso, i microchip finiscono nello scarico del lavandino. Questo è innocuo? Soprattutto: perché devo far fare all’ombretto qualcosa che non c’entra niente con il suo scopo che, fino a prova contraria, è abbellire e decorare – non a caso il trucco si chiama anche cosmesi decorativa

E poi: se mi entra qualcosa in un occhio faccio partire luci e pc a caso?  🙂  😉

Mi farebbe piacere confrontarmi con voi, care lettrici. Vi tenta un makeup così? Ha senso trasferire al makeup funzioni “altre”?

Commentate e ditemi la vostra!

 


Foto da www.photl.com

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Commenti

  1. Giulia

    aprile 17, 2014 at 20:13

    …sarei brusca se dicessi “ASSOLUTAMENTE NO”?? 🙂
    Ovviamente scherzo, anche se per l’uso che io oggi faccio dei prodotti cosmetici, non credo che simili funzioni “altre” le potrei ritenere interessanti…ed utili… 🙂
    Grazie per la curiosità!!!!

    • Barbara Righini

      aprile 18, 2014 at 7:50

      Grazie a te per il commento 😉

  2. Maura

    aprile 19, 2014 at 9:46

    Ciao Barbara, grazie mille della notizia, però sono un po’ delusa anche questa volta niente caffè ☺
    Sto scherzando ovviamente, la sola idea di scatenare una guerriglia cibernetica in casa a causa di un granello di polvere negli occhi mi fa rabbrividire e spero che i cosmetici continuino a fare ciò per cui sono nati abbellire e decorare possibilmente anche in modo etico come quelli che proponi tu!
    Auquroni di una Serena Pasqua ed attenzione che nell’uovo non ci sia un drone ☺☺☺

    • Barbara Righini

      aprile 25, 2014 at 8:12

      Grazie degli auguri che ricambio anche se in ritardo 🙂 Niente uovo per me, quindi niente drone: rimedierò l’anno prossimo 😀

  3. giulia

    aprile 22, 2014 at 15:57

    La cosa che m’è saltata subito all’occhio è la confusione. La cosmesi la considero un’arte che di volta in volta può amplificare o celare l’identità, della persona, può raccontare l’appartenenza ad un gruppo sociale ( si pensi al neo d bellezza nato nel 1700 per sedurre , si pensi al kajal nato in medio oriente usato da donne ma anche da uomini e da bambini per le sue proprietà salutari per l’occhio e per enfatizzare lo sguardo) Il trucco come si dice c’è ma non si vede nel senso che la sua funzione è dare carattere al soggetto, ora se con un battito di ciglia si fanno delle applicazioni di altro tipo al di fuori dell’ammiccare o dell’esprimere interesse, si priva la cosmesi della sua funzione, diventa un contenitore vuoto e perde la sua essenza. Quello che conta non è aggiungere delle applicazioni a qualcosa che esiste da tempo immemorabile, ma dare significato a quel “qualcosa” .

    • Barbara Righini

      aprile 25, 2014 at 8:11

      Interessante e condivisibile prospettiva, grazie 🙂

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