I PARADOSSI DELLA LEADERSHIP

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Un titolo che recentemente ho colto nei quotidiani proponeva un quesito interessante dal punto di vista aziendale.

In particolare il giornalista si chiedeva se le piccole e medie aziende avrebbero avuto la forza di sopravvivere, dopo questo lungo periodo di difficoltà economica e finanziaria.

Indubbiamente il problema si pone ed è anche estremamente serio, atteso che l’onda lunga della crisi coinvolge anche molti aspetti del sociale e mette in discussione valori consolidati.

Un esempio per tutti, l’abbattimento quasi irreversibile di una fascia sociale, di una classe media che lentamente scompare.

Quella stessa classe media che in tempi anche non molto lontani era riuscita a contenere e sostenere uno sviluppo economico e sociale, basato sul benessere delle famiglie e la crescita culturale del paese.

Penso che questa apparente involuzione sia, in realtà, transitoria e consenta agli imprenditori ancora pieni di entusiasmo di andare oltre il problema, senza ovviamente sminuirlo.

Molti ritengono irreversibile la totale caduta di competitività, creatività e fiducia delle aziende che hanno animato intere generazioni di imprenditori. E se leggessimo ciò che sta accadendo in una chiave differente? Sarebbe interessante cominciare invece a valutare la possibilità di discostarsi da schemi e procedure desueti di fare Impresa , così da aprirsi a nuove opportunità ed occasioni di ripresa.

Le piccole e medie organizzazioni si vanno ristrutturando e si riconvertono in quello che definiamo il loro “core business” (produzione principale), quando la creazione di uno sviluppo sostenibile diventa competenza di un vero leader aziendale.

Una figura competente e autorevole che sia capace di trasformare ciò che definiamo un disagio in una risorsa, in una nuova opportunità.

Ovviamente questo è più semplice quando le condizioni complessive del sistema politico accompagnano di pari passo un progetto di crescita produttiva e di sviluppo sociale.

Dunque al leader, che deve è innanzi tutto essere leader di se stesso, prima di essere leader di altri , è deputato un compito invero complesso ma anche entusiasmante, ossia trasformare una o più criticità aziendali in punti di forza.

Nel suo compito, o meglio tra i suoi numerosi compiti strategici ,un vero leader è colui che viene scelto dalle persone che insieme a lui operano e che coinvolge tutti nell’ottenimento di un positivo risultato, a tal punto che al raggiunto obiettivo, tutti si sentano partecipi e protagonisti e dicano “siamo stati noi”.

Non sfugge tuttavia ad un attento osservatore che la leadership comporta anche la gestione di profondi paradossi, necessari e inevitabili, per l’ottenimento della stima e del coinvolgimento di tutte le persone con cui si relaziona il vero leader.

Ad un occhio esperto, quale quello di un formatore, ad un counselor, agli addetti ai lavori, non sfuggono alcuni particolari significativi che pure fanno davvero la differenza, nella quotidianità di conduzione di un contesto organizzativo.

La visione e la competenza ampia dell’attività aziendale non esclude che il leader, ad esempio, focalizzi bene i dettagli.  Assertività e chiarezza si affiancano quindi alla capacità di usare diplomazia,strategia e flessibilità.

Una mansione del leader è quella di ispirare fiducia, creare empatia, ma deve anche tutelare una giusta distanza e la distinzione dei ruoli.

Il perseguimento incessante di un obiettivo, o di più obiettivi, non esclude che lui sappia quando è necessario lasciare andare o modificare una strategia inefficace.

L’attenzione ai fatti, ai dati ed ai risultati non esclude che il leader sia sensibile alle persone ed al loro lavoro.

In conclusione, un leader per cosi dire “nuovo” è colui che sa mediare, pur concedendosi totalmente ai nuovi valori di cui lui è l’ispiratore e non trascura le sue esigenze personali e emozionali.

Commento

  1. Carlo Colucci

    gennaio 16, 2013 at 12:44

    La vita aziendale ai giorni nostri deve assolutamente prendere le distanze da vecchi schemi che essendo ormai saltati non possono essere ancora perseguiti o quantomeno indicati come vie d’uscita dalla crisi attuale.

    Infatti riprendendo Mendel “la specie che sopravvive non è la più forte ..ma quella che con maggiore flessibilità impersona i nuovi ruoli nel cast della vita aziendale e produttiva moderna. Un nuovo “capitano coraggioso” che sappia solcare mari inesplorati ed infidi per approdare a nuove terre sconosciute ma rigogliose di nuovi frutti e per questo più appaganti, ma che sappiano mantenere vivo il sacro fuoco del nuovo in una escalation di nuove scoperte e se anche ogni tanto la barca SI ARRENA SU UNA SECCA…si deve essere pronti a rimettersi in discussione per mantenere sempre quella spinta dal basso che dia loro autorevolezza e non autorità nella gestione aziendale.

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