Il Manager manicheista. l’inganno che nega la scelta

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Manicheismo significa dividere le cose in “male o bene, in nero o bianco, è una gran brutta malattia” (Angelo Cilli 2005)….

Totale bontà (virtù, purezza) e totale cattiveria (vizio, impunità) non esistono, al pari della perfezione. Sono archetipi, categorie ideali, ma non esistono nella concretezza.

Anche l’evento più infausto presenta, a ben guardare, dei lati positivi che possono migliorare la nostra organizzazione.  Ci sono aziende il cui fatturato dipende dal 70/80% da un solo grande cliente e quando quest’ultimo desidererà di rivolgersi altrove, l’azienda fallirà.

Altri imprenditori con caparbietà, hanno approfondito il marketing, ovvero l’importanza di diversificare e segmentare la clientela riuscendo così a riguadagnare quote di mercato. Talvolta dobbiamo fare delle scelte che sappiamo essere sbagliate nel medio/lungo periodo intuendo quindi che faremo marcia indietro, ma ci sentiamo obbligati a farle perché nel breve periodo sono buone, corrette e aiutano a smuovere una condizione di stasi.

Successivamente come accennato,  a medio termine invece, riscopriamo che quella scelta per quanto corretta in passato, ora risulta sbagliata e cattiva. Quella particolare decisione, quel particolare corso di azioni, andavano assunti per stimolare un cambiamento, ma dopo che è avvenuto, dobbiamo nuovamente modificare qualcosa.

E’ il caso di una piccola azienda che non riesce a mobilitare il Management intermedio fermo in posizione di stallo. Può essere intelligente inserire una nuova figura dirigenziale, definibile in “un Dirigente Rompighiaccio” proveniente da una media Impresa, il quale farà da stimolo ai responsabili candidati da nominare nel management intermedio.

Se il progetto dovesse andare in porto, il “Dirigente Rompighiaccio” farà parte del gruppo dirigenziale, ma in caso contrario il nuovo arrivato uscirà dall’azienda avendo svolto però la funzione di stimolare la nascita del “Nuovo Management Intermedio”

Non esiste una decisione, una persona, un’area, una strategia che sia integralmente nera o al contrario bianca. Dobbiamo uscire da questa ulteriore passione che avvelena la nostra vita aziendale. La soluzione potrebbe essere quella di utilizzare strumenti dettati da elaborazioni esperienziali.

Vanno bene teorie accademiche, grafici, diagrammi di studio e quant’altro,  utilizziamo anche  strumenti  e sperimentazioni, purché si esca dalla palude illusoria del MANICHEISMO. La ragione d’essere del Management è la scelta, dopo aver identificato le corrette priorità. Se si è fortemente condizionati da una visione “MANICHEISTA” finiamo per vedere, recepire, il male laddove non esiste.

Una esperienza fatta dall’interno di una piccola azienda di formazione, rilevava un problema di clientela nuova, ossia ne generava molta ma la perdeva strada facendo. Il titolare dell’Azienda, d’estrazione  Amministrativa, credeva che  i suoi venditori  facessero il doppio gioco, ovvero passassero i nominativi dei clienti alla concorrenza . Il clima aziendale divenne arroventato ma per fortuna il mercato era molto concorrenziale e i suoi clienti sentivano  l’esigenza, non solo di fare formazione, ma anche di risolvere problemi specifici nelle aree aziendali.

Quindi la moria di clienti non andava attribuita al tradimento dei suoi venditori, peraltro persone per bene e leali, ma ai concorrenti che prima davano una soluzione ai problemi aziendali attraverso la consulenza e poi continuavano a fornire formazione.

Il MANICHEISMO è una passione fallace. E’ sbagliato per esempio ritenere che l’intuito sia sempre corretto e la ragione sbagliata, è fallace assolutizzare il cuore, la passione, l’intuito o qualsiasi  altro aspetto della nostra  personalità e della nostra vita aziendale.

Come una buona ricetta di cucina, dovremmo saper miscelare, con sapienza il pomodoro con la cipolla. L’aglio ed il Pepe etc.  Così in ogni nostra scelta aziendale dobbiamo saper miscelare più ingredienti e più odori, perché siano di successo.

La passione “Manicheista” ci spinge ovviamente ad una visione frammentata che assolutizza la tecnologia a scapito della relazione umana e viceversa: è il caso di chi crede che una informatizzazione capillare della sua azienda, possa risolvere la Comunicazione Aziendale.

La tecnologia può risolvere l’informazione, ma rimane un paliativo per la Comunicazione e le buone relazioni intrapersonali che richiedono intenzionalità e impegno. Questo vizio esalta l’analisi a scapito della creatività e viceversa, oppure si occupa di una pianificazione a breve termine non considerando quella a lungo termine.

Ciò può avvenire quando ci concentriamo esclusivamente sulla vendita e l’erogazione di un servizio/prodotto, molto redditizio al momento senza considerare che a medio termine non avremo  altre “cartucce” da utilizzare in quel mercato.

Spinti dal “Manicheismo”, come da altre passioni, vediamo ciò che vogliamo vedere ma non ciò che è realmente e concretamente esistente nell’ambiente. Per comprendere la realtà è bene ottenere dei feedback , somministrare questionari, utilizzare tecniche di ponderazione, come abbiamo visto per i bisogni dei nostri clienti, utilizzare strumenti di riferimento, modelli matematici e scientifici in senso lato e ovviamente questa è la soluzione “scientifica”.

La soluzione antropologica invece, è quella di aprirci al mondo col cuore, di aprirci alla diversità, a ciò che apparentemente tradisce le nostre aspettative, ma che più profondamente ci fa progredire. Misuriamo scientificamente la realtà con la ragione. L’uno insieme all’altro, sono la ricetta vincente contro il “Manicheismo” e dunque vanno nella direzione di una sana gestione aziendale

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