Il piacere degli anni che passano e i lussi dell’età

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Le considerazioni che si fanno nei giorni intorno al proprio compleanno sono inevitabili, specie nei momenti di passaggio in cui ci si appresta a salire l’ultimo gradino dei quaranta. Come in una passeggiata tra i monti, ci si ferma a prendere fiato e a contemplare il panorama. E’ il tempo della sosta, della riflessione, di guardare alla strada fatta e ai prossimi bivi, di ricalibrare il passo e le energie e accorgersi che, tappa dopo tappa, meta dopo meta, godersi il viaggio è il dono più grande.

Si cresce, si invecchia … concetto tabù, a me non dispiace affatto, anzi ne considero la valenza sacra. Niente a che fare con i capelli bianchi, che comunque sono i più fieri e indomabili di tutti, con il corpo che si trasforma e le rughe, orgogliose testimoni di esperienze diverse e di vita vissuta. E’ così liberatorio lasciare che sia, ‘arrendersi’ ai cambiamenti e accettarne i doni. Penso alla luce carezzevole del pomeriggio che accoglie le ombre e regala le foto migliori esaltando colori e sfumature; alla ricchezza dell’autunno e ai suoi doni più preziosi, il vino e l’olio, non frutti da cogliere al momento ma il risultato dell’attesa, della sapienza e della cura.

Sento di dover onorare tutti gli anni che sono in me, senza sconti, approssimazioni e arrotondamenti, non sono un macigno né un fardello scomodo, ma la mia valigia piena, lo sgabello su cui sono potuta salire per guardare più lontano. Una comoda prospettiva anfibia per godere del presente e abbracciare terra e cielo, per contare sulla solidità del passato e tuffarsi nei misteri del futuro, non più così scontato o distante. Ricordo molto bene quando intorno ai 30 anni il mondo era tutto da scalare: era il tempo della costruzione e della conquista, della prova continua, della competizione e della prestazione, per occupare il proprio posto nel mondo e confermare anche a se stessi di meritarlo. Anche quello era un tempo di mezzo, speciale perché mi sentivo giovane e adulta allo stesso tempo con il privilegio di poter giocare su entrambi i fronti, ma contemporaneamente piccata verso chi mi chiamava ‘signora’. Evidentemente non ero pronta al rispetto non avendolo ancora consolidato dentro di me.

Che parola meravigliosa invece, un’ispirazione, la mia stella polare, che conquista sarebbe meritarla appieno. I latini dicevano domina’ ovvero padrona e signora di sé, emancipando prima di tutti il concetto di donna-femmina (rimasto nel francese femme) e di donna-moglie (dello spagnolo mujer). Un’eredità importante che ricorda per sempre il valore della maturità, della consapevolezza e, ciò che adoro di più, della conquista di leggerezza e libertà. Per disfarsi con il sorriso di abiti e abitudini che forse non ci rappresentano più; per essere sempre più svincolati da doveri, incombenze e bisogno di approvazione e riscoprire il gusto di realizzare sogni sospesi; per fare con piacere un passo indietro dalla prima fila, facendo spazio a chi vi si affaccia, godere della tranquillità delle retrovie o esplorare altri palcoscenici; per accudire il proprio giardino interiore e coltivare il fiore delicato della coerenza con mente più serena.

Questo è il tempo che preferisce la grazia all’esuberanza, l’essere al fare, il fascino e l’armonia alla bellezza codificata, i piccoli gesti ai grandi salti, lo sguardo alle parole, l’autorevolezza al potere, l’eleganza, il carisma, la misura, le sfumature. E’ la fase privilegiata in cui inizia il raccolto e si vira per tornare ad Itaca. Io sono pronta, anche a spegnere le candeline. Il mio desiderio? Invecchiare con grazia.

 

ITACA – Costantino Kavafis
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

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Commenti

  1. Giulia

    aprile 6, 2014 at 19:33

    …ovviamente mi ha catturato la foto… 🙂 Una riflessione importante… Grazie Stefania per questo articolo che mette luce per me su quanto occorra vivere attimo per attimo cogliendo da ogni fase della propria vita le risorse, gli aspetti positivi. Stare nel qui ed ora, accettando ed onorando ciò che è stato per aprirci al domani.

    • Stefania Nanni

      aprile 6, 2014 at 19:57

      infatti giulia, e chi meglio di te può saperlo avendo intorno a te cotanta ispirazione 😉
      grazie a te per la condivisione

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