Il potere del silenzio o l’energia della parola? Cronache dal Café Philo

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“Il silenzio è l’araldo più perfetto della gioia:

sarei ben poco felice se fossi capace di dire quanto.” (Shakespeare)

 

“Le parole hanno il potere di distruggere e di creare.

Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo.”  (Buddha)

 

 E’ vero che il silenzio è d’oro ma è altrettanto vero che le parole possono cambiare il mondo. Qualità di ogni essere umano, si rivelano da sempre strumenti complementari di grande efficacia, sia nella comprensione di sé che nei rapporti con gli altri. Eppure, per indole e modelli acquisiti, tendiamo a prediligere una modalità rispetto all’altra, oppure ad attraversare fasi della vita in cui ci sentiamo più aperti e comunicativi, o ritirati e contemplativi. E’ giusto decidere ‘da che parte stare’ o esplorare a cuore aperto ciascuna possibilità per coglierne le risorse? Ne abbiamo parlato qualche giorno fa all’ultimo incontro del Café Philo

 Da subito è emerso il grande fascino che esercita il silenzio, nei nostri tempi così rumorosi ed intasati a volte da troppe parole. Il Silenzio è la dimensione femminile della comunicazione, è il potere del mistero e della profondità. Nei suoi aspetti di risorsa é lo spazio della scoperta e dell’accoglienza, che conduce alla quiete interiore e all’ascolto, di sé e dell’altro. Per Castaneda, l’esercizio del silenzio interiore conduce alla possibilità di attingere ad arcane energie, forze recondite dello spirito che la razionalità del moderno mondo occidentale ha soffocato, dimenticato, perduto.”[1]. E’ lo spazio più mistico, le cui potenzialità sono note a qualunque pratica spirituale, laica e non. Secondo la filosofia indiana “l’atto del silenzio è necessario per il nostro benessere interiore quanto lo è il respiro per la vita fisica, e porta la nostra energia mentale ed emotiva a un punto di concentrazione, detto punto di immobilità. Senza questa tranquillità interiore, diventiamo come marionette, tirate qui e là dai molti e diversi fili delle influenze esterne. Questo punto interiore di tranquillità è il seme dell’autonomia, che taglia i fili e cessa la perdita di energia. Il silenzio guarisce ed è come uno specchio. Tutto è chiaro. Lo specchio non rimprovera o critica, ma ci aiuta a vedere le cose come sono, liberandoci da tutti i tipi di pensiero sbagliato.[2]. Tuttavia non è affatto scontato sentirci a nostro agio in questa dimensione che conduce all’oscurità, a volte scomoda, del nostro sentire più profondo. Un aspetto di disagio che è emerso dal dibattito racconta dell’impatto che ha sugli altri che, sembrano subirlo o condannarlo scatenando il giudizio e la censura. Il silenzio “viene spesso scambiato per mancanza di interesse” oppure conduce all’emarginazione “perché pensavano che non avessi nulla da dire”. A volte, specie nelle relazioni più intime è percepito come “la risposta più crudele”, che usa le armi della freddezza e del distacco e porta ad un grande senso d’abbandono.

C’é un sentimento di nostalgia nel lamentarne l’abuso e la ridondanza nei tempi odierni rispetto alla sacralità delle origini: ”le parole non vanno sprecate, vanno dosate, dire le cose vuole dire richiamarle alla loro esistenza”. La Parola è da sempre il privilegio degli umani ed il sigillo di creazione degli dèi. Nomen-Numen: già nell’etimo i latini raccontavano la familiarità tra parola (nomen) e divinità (numen), a significare che “ogni nome richiama ed annuncia la Forza che lo anima. E non si riferivano solo al nome proprio, ma conoscevano la potenza della parola in assoluto. Lo scrivere, il lasciare il segno della parola, era considerato dagli Antichi un’azione dal potere tanto evocativo da non poter essere accessibile senza una corretta iniziazione spirituale.” Non c’è rito o momento chiave della nostra vita che non sia suggellato da parole: dal battesimo, al primo ‘ti amo’, ai ‘no’ che hanno fatto la differenza. Le parole quindi garantiscono esistenza e identità, sono energia pura, che richiama la sostanza e l’anima di cose e persone. Sono l’aspetto maschile della comunicazione in quanto orientate all’esterno, alla cre-azione;  se il silenzio è lunare, femminile ed introspettivo, e richiede intuito ed empatia per essere compreso, la parola è mercuriale, diretta, efficace, orientata agli obiettivi ed alle relazioni con gli altri. Non ne potremmo mai fare a meno, pur conoscendone anche i suoi aspetti più distruttivi, menzogneri e manipolativi. Fondamentalmente le parole ci piacciono e molto, sono rassicuranti perché confermano la nostra esistenza e ci mettono in rapida connessione con gli altri, inoltre sono esaltanti per l’energia trascinante che sprigionano.

Quando la serata si è conclusa, abbiamo tutti scoperto qualcosa in più, svaporato qualche pregiudizio e ricontattato le risorse migliori di entrambi gli aspetti. Onore e rispetto al Silenzio e alla Parola, aspetti necessari ed irrinunciabili della comunicazione e dell’esistenza umana; strumenti potentissimi da accordare costantemente e dalle mille possibilità, specie se accompagnati da un sano Ascolto, contrappunto prezioso di ogni conversazione e relazione di qualità.

 

 

[1] Carlos Castaneda, “Il potere del silenzio”, Bur Rizzoli 1988

 

[2] Brahma Kumaris World Spiritual University – “Il potere del silenzio”

http://www.brahmakumaris.org/italy/what-we-do-it/corsi/typec.2007-05-06.0372237443

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