La Banca del Tempo

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Martina da sempre desiderava imparare l’inglese e così Marco, che riceve conversazioni in spagnolo da Lucio, glielo insegna e lei ricambia, dando ripetizione al nipote di Rita che, in cambio, prepara le bambole di stoffa per Ada.

Questa l’ampia e fitta rete di scambi dello sportello della banca del Tempo di un municipio romano.

La banca, si sa, è il luogo, dove avvengono e si organizzano transazioni finanziarie e scambi monetari; nella banca in questione, invece, al posto delle monete circola il tempo che prelevo quando ne avrò bisogno.

Tempo che deposito, a disposizione degli altri, per una cosa che so fare e per pareggiare il tempo del prelievo.

Tempo, quindi, di risorsa di cui tutti disponiamo. Come si può depositare il tempo se non ne abbiamo?

E’ proprio vero che in una società sempre più complessa, armonizzare i tempi di vita e di lavoro rappresenta una sfida ardua, dominati come siamo dalla tirannia dell’orologio, contro cui sembra non si possa far nulla per cambiare.

Il tempo, invece, è il grande capitale che ognuno di noi possiede e che non possiamo permetterci di perdere o sprecare perché non rinnovabile. Il tempo è irreversibile.

Oggetto da sempre di grande riflessione perché, come affermava Seneca “il materiale di cui è composta la vita è il tempo” e come sosteneva Jorge Luis Borges “il tempo è la sostanza di cui sono fatto”.

Nello scambio del tempo, quindi, è una parte di noi che offriamo all’altro, pronta ad accogliere altre storie, altre vite. Le banche del tempo, quindi, sono particolari istituiti di credito che utilizzano come unità di misura l’ora.

Lo scambio è organizzato sulla base della reciprocità. Il valore preso in considerazione non è il valore d’uso o di scambio ma il valore del legame.

Perché il ben–essere delle persone è associato non solo alla soddisfazione dei bisogni materiali e immateriali ma anche a quello dei bisogni relazionali. Lo scambio del tempo, bene prezioso, ci aiuta a creare fiducia e percepire l’altro non come minaccia ma come persona.

La reciprocità attiva processi di autostima, che allarga la rete, amicale, di conoscenze producendo capitale sociale.

Alla banca del tempo non si acquista un servizio, non girano soldi, c’è solo uno scambio cortese di favori.

Una rete di scambi e comunicazione che mette tutti sullo stesso piano, senza distinzioni di età, di ceto sociale, di professione, di chi si sente più e di chi si sente meno; che accresce le potenzialità dei singoli in termini di soddisfazioni di bisogni e, di acquisizioni di sapere, di attivazione delle energie, di comunicazione, di aggregazione.

Racconta Carolina, laureanda: “Ho assistito a uno scambio divertente in cui un’ex insegnante d’italiano spiegava delle poesie a “una classe” di donne molto attente e curiose e in cambio del suo tempo, lei avrebbe ricevuto altro, dal corso di ballo alla visita guidata al museo, fino al laboratorio creativo.”

La prima Banca del Tempo nasce a Parma nel 1991, come risposta all’esigenza di mettere a frutto la grande quantità di tempo e di risorse accumulate in termini di sapere dai pensionati della Uil. La vera capitale delle Banche del Tempo resta, però, Santarcangelo di Romagna, dove nasce nel 1995 per iniziativa del sindaco e del comitato di pari opportunità.

Le Banche del Tempo sono più di 400 in Italia e nel 2010, i quasi 9000 correntisti hanno attivato 73.000 ore, scambiando molteplici attività, circa 150, muovendo un valore economico corrispondente a circa 900.000€.

Appartengono a quel processo di solidarietà organica, tra diversi che si realizza con la costruzione di reti orizzontali, in cui la reciprocità non è semplice baratto – uno scambio di cose – ma soprattutto una relazione tra persone che si reinventano, partendo dalle proprie risorse e dallo stare insieme con gli altri.

Senza giudizi.

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Commenti

  1. Marco Andreani

    aprile 3, 2013 at 10:09

    Molto interessante! Credo che i grandi cambiamenti risiedano nel guardare le cose in modo nuovo e “la banca del tempo” mi sembra appartenere a questa categoria. Al momento non si tratta certo di sostituire i rapporti di profitto che determinano le relazioni lavorative, ma credo sia un sano bilanciamento di questi. Mi piace molto il riflesso sociale, l’uscire dalla gabbia del vedere l’altro come un concorrente-avversario anzichè una risorsa, un’iniziativa che preserva e a volte restituisce dignità all’individuo.

    • Sabrina De Federicis

      aprile 8, 2013 at 23:56

      Ciao Marco,
      talvolta le idee più semplici sono quelle che ci regalano le più grandi emozioni. In questo caso è la possibilità di scegliere tra tempo libero e tempo liberato.Con la grande opportunità di aprirsi al mondo intero.
      Un caro saluto

      Sabrina

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