La casa dei sogni: Oniromanteion

<3

“Stasera voglio raccontare un sogno .. però non so se va bene .. è solo un frammento ..” così esordisce Michela all’incontro di questo mese. Sulla moquette arancione siamo tutti seduti sui nostri cuscini colorati, qualcuno con il suo plaid preferito, altri con il proprio diario della notte, in cerchio come sempre, come se fossimo intorno al fuoco, pronti ad ascoltare la sua storia che diventerà anche la nostra storia.

È proprio una sera particolare, dopo la pausa estiva riprendiamo finalmente il Laboratorio dei Sogni, il nostro appuntamento con i misteri della notte, che qui si svelano e diventano messaggi dall’inconscio, rivelazioni e chiavi di lettura del quotidiano. Siamo contenti di ritrovarci e accogliere nuovi amici e soprattutto siamo un po’ emozionati perché sappiamo che ogni anno l’asticella si alza un pezzettino di più, la comprensione aumenta e con essa la responsabilità di farne tesoro.

Oniromanteion, ad Avalon è un’esperienza che si ripete con successo da circa 12 anni, è un laboratorio dove si impara a prendere contatto con il mondo onirico e a interpretarne il linguaggio simbolico. Nella Grecia antica il manteion era il luogo degli oracoli, dei vaticini e delle profezie, di solito una grotta o un santuario sotterraneo, invito metaforico alla ricerca interiore e all’esplorazione del profondo. Da qui l’intuizione ed il progetto di Zuleika Fusco, creare un luogo intimo e protetto per contattare l’inconscio e leggere i segnali che arrivano dai sogni. Non è una grotta, ma la sua casa che si apre e ci accoglie invitandoci al viaggio, durante gli incontri che si ripetono a cadenza mensile, si apprendono le caratteristiche e il linguaggio dei sogni, le tecniche per ricordarli e come entrarvi da protagonisti attivi.

Si impara che sogno e realtà sono due vasi comunicanti e che ciascuna dimensione influisce continuamente sull’altra, che il sogno è del sognatore e che ogni interpretazione è sempre soggettiva e riferita a quel momento di vita. Soprattutto, e questa è stata per me la scoperta più sorprendente, si comprende quanto siamo tutti interconnessi e che il sogno di qualcun altro diventa anche il mio sogno perché i simboli che io colgo, si riferiscono a questioni per me importanti e sono le risposte di cui ho bisogno. Mi piace raccontare che è come andare al cinema: si assiste tutti insieme alla stessa storia, ma alla fine ognuno sarà stato colpito da un particolare, una parola, un’emozione che rimanda al proprio stato d’animo del momento.

E poi ci sono la potenza e la forza del gruppo: è un’esperienza interattiva perché chi ascolta è invitato a dare un feedback con la formula del ‘se fosse il mio sogno …’. E’ il contrario del ‘io penso che tu …’ ma diventa il momento della riflessione personale, riportare a sé le suggestioni di un racconto altrui che diventa la possibilità di una propria esperienza da cui trarre ispirazione. Parlando ognuno per sé e di sé, nessuno si sente né giudicato né analizzato ma è piuttosto messo nelle condizioni di fornire e ricevere spunti di riflessione. E così avviene l’alchimia, il sogno di Michela è diventato anche il nostro sogno: sia il sognatore, che ognuno dei partecipanti capiscono che ogni interpretazione, ciascun feedback costituiscono un frammento di un unico puzzle che si ricompone e costituisce un solo paesaggio che ci ospita tutti.

La serata è terminata ed è stata colma di emozioni: “chi l’avrebbe detto …”, “non ci avevo mai fatto caso …“, “meno male che era un frammento, mi si è aperto un mondo …”, “ non vedo l’ora di sognare …” , sì perché ai sogni si può chiedere e ai sogni si può accedere in maniera sempre più lucida, ma questo è si scopre sia al Laboratorio che sognando. Come novelli Dante, siamo entrati esitanti e in punta di piedi condotti dalla grazia e dall’esperienza di Zuleika, la nostra Virgilio, e siamo riusciti rafforzati, uniti e pieni di meraviglia a riveder le stelle.

Post collegati (Potrebbero interessarti anche)
L’ozio…il più raro dei vizi
Guerra e Pace
“Dimmi, Tiresia”
Il Fregio di Beethoven
il cadavere squisito
BONTÀ, BUONISMO, CATTIVERIA: NATURA UMANA O NECESSITÀ? Cronache dal Café Philo

Commenti

  1. katia

    ottobre 25, 2013 at 17:51

    Vivere prima di tutto…ma è stupendo anche sognare, di notte intendo (non i desideri altro argomento). Da bambina, ero riuscita ad entrare nei miei sogni, ad interagire consapevole di stare dentro ad un sogno…adesso non ci riesco più…peccato. Ma ancora adesso ho i miei sogni premonitori, accadono davvero…ma spesso sono troppo confusi, spesso difficili da ricordare, ma qualche volta eccoli …Là..che tornano dalla notte al giorno, dal sogno alla realtà…bello?? No , fa paura…perchè non sai mai se per caso quel brutto sogno poi si avvererà…Comunque son semre piccole cose, di poco conto per fortuna non sono una Sibilla e ripeto Mai vorrei esserlo.

    • Stefania Nanni

      ottobre 27, 2013 at 19:32

      Grazie Katia,
      la tua testimonianza ci riporta tutti indietro nel tempo, quando da bambini eravamo liberi di sognare tanto di giorno quanto di notte, perchè non vedevamo alcuna differenza. Poi la crescita, il passaggio dall’innocenza all’esperienza come direbbe Blake, lo svanire graduale della magia messa in un angolo dalla paura e dai recinti della ragione, tanto protettivi quanto restrittivi … Eppure è sempre lì, la nostra parte bambina, libera di manifestarsi soprattutto di notte quando i lacci della mente si sciolgono e siamo liberi di tornare a volare sulle ali del sogno.
      Le ‘piccole’ cose che racconti sono invece molto significative e raccontano un desiderio che travalica i confini della notte per bussare alla porta della coscienza, ed una grande sensibilità. Onore e rispetto alla paura e alla ragione che cercano di proteggerti dalla sofferenza confondendo i ricordi, e altrettanto alla tua bimba magica che viene a trovarti di notte per dilatare i confini del possibile. E poi vorrei spezzare una lancia a favore della povera Sibilla vista solo come profetessa di sciagure … In antichità le Sibille erano amate, riverite e potentissime perchè erano il tramite con gli dèi, inoltre (e questo deve essere stato l’aspetto più fastidioso) erano profetesse libere, perchè non necessariamente legate ad un santuario o al sacerdozio. L’immagine che ne abbiamo è purtroppo rimaneggiata dalla cultura patriarcale delle origini che, temendone ruolo e potere, ha finito per sminuirla e quindi soggiogarla tramite un meccanismo efficacissimo che oggi chiamiamo ‘la macchina del fango’. In realtà parliamo di qualità tipiche del femminile, che tutte le culture hanno sempre riconosciuto alla donna: spiritualità, recettività, empatia, intuito e tanta lungimiranza. Doni importanti e potentissimi per ognuna di noi,come usarli e in quale direzione dipende solo dal nostro libero arbitrio …

Lascia un commento

Informativa Policy