La lettera di Natale

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Caro Babbo Natale,

non ho più otto anni e mi dicono che sono cresciuta, che sono adulta, quasi che questa parola sancisca la fine di ogni epoca o di ogni sogno.

Rappresenta, infatti, per come usata, una pesante zavorra, perché a essa si collegano sostanzialmente solo doveri o rinunce.

“Devi lavorare, essere indipendente, devi occuparti dei figli, devi avere una vita sociale, devi, devi, devi …” o ancora: “un adulto  si comporta così, non può avere queste reazioni, non può perdere tempo, non può bighellonare…non può, non puo’, non puo’’”.

Eppure sento che essere adulti voglia dire sì il crescere ma nel senso di sviluppare le proprie potenzialità e caratteristiche.

Come dire, un bocciolo di rosa che inizialmente è appena accennato, poi, appunto cresce e si apre al mondo e manifesta splendore puro.

Pensandoci bene, quindi, ritengo che essere adulti sia tutt’altra cosa.

Ritengo che sia la capacità di vedere la bellezza assoluta della vita; di scegliere di alzarsi con un sorriso ogni giorno e di sentire un profondo senso di gratitudine verso l’Universo intero.

Credo  sia la capacità di ridere, ascoltando deliziati il suono della propria voce che si libera nell’aria e osservare il piacere che il nostro ridere suscita negli altri.

Vuol dire suddividere con grazia la giornata dedicando un tempo ragionevole a ogni cosa e trasformando ogni intervallo in un gioco meraviglioso con una fantasia che si è arricchita  negli anni.

Significa  essere “GRANDI” nel senso di POTENTI e PREGIATI.

Da adulta ho il potere di guardarmi allo specchio e accarezzarmi con lo sguardo, di dire SI o NO ma con grazia e tenerezza.

Di coinvolgere le persone nutrendole nell’abbraccio della positività e di accudire e amare la bambina interiore che sono stata e sempre sarò.

Di scegliere di partecipare a un corso, un master, un caffè letterario e prendere le mani che si tendono in un girotondo gioioso.

Come adulta ho la capacità di dare spazio al mio condominio interiore, di inchinarmi al sé della dolcezza e lasciargli campo assaporando la sensazione di benessere che mi lascia dentro perché è desiderato e voluto.

Di essere una fantastica regista che coordina sul palcoscenico della vita, tanti atti unici, interpretati di volta in volta, secondo le esigenze, dai diversi attori tutti co – protagonisti.

Di riconoscere, in un incontro, la bellezza del messaggio che la vita mi reca, del dono che mi sta portando e ricambiare con gioia estrema; di vivere fino in fondo ogni esperienza, accettando il rischio e amandone ciò che ne deriva.

Significa essere liberi di scegliere di mangiare, dormire, correre o semplicemente stare; di osservare, in silenzio, la luna che sorge nel buio della sera o contemplare, senza un perché, il sole che accompagna un nuovo giorno.

Essere orgogliosi della propria autenticità e inchinarsi, con delizia, alla voglia di  prendere una carta azzurra con la porporina luccicante sopra, una penna colorata e chiudendo gli occhi, immersi nel profumo del vischio e della cannella, scrivere con emozione “Caro Babbo Natale” perché si ha voglia di comunicare con noi stessi e con il mondo intero.

Così, caro Papà Natale,ti chiedo di lasciare sulla porta di ogni adulto, un dono speciale: la certezza che Crescere significa che le favola non è finita perché la più bella è proprio quella che stiamo giocando.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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