La risorsa “tempo” per il manager

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Cari amici lettori, tra gli elementi di risorsa del manager, il tempo spesso stabilisce il successo o l’insuccesso suo o di un’impresa. Se un manager non ha mai tempo (per riflessioni, creatività, analisi delle cose importanti), probabilmente deve rivedere un po’ di cose. Ci sono persone che realizzano in pochi secondi quello che per altri richiede ore. Ciò vuol dire che spesso la mancanza di tempo dipende dalle modalità con cui esso viene utilizzato dalle persone. Il tempo è soprattutto ciò che facciamo con esso, dove lo mettiamo, come lo sprechiamo, come ce lo lasciamo portar via. Il tempo come definizione può avere alcune specificità di utilizzo.

Quello ciclico è stato studiato sulla base dei fenomeni naturali, come il ritorno periodico delle piene del Nilo, l’avvicendarsi delle stagioni, il movimento dei pianeti. Da questa esperienza primordiale la nozione ciclica del tempo si manifesta nei ritmi fisiologici e psichici più profondi. Il tempo ciclico ci fa sentire in sintonia con i ritmi della natura e neutralizza la sensazione opprimente della irreversibilità di un tempo lineare che va in esaurimento. Quanto più si sono raffinati gli strumenti per misurare il tempo, tanto più l’uomo moderno si è allontanato dalla percezione del tempo ciclico. In un certo modo, parte della nostra identità si è plasmata sulla percezione sempre più accurata del tempo lineare. Spesso manager ed imprenditori hanno la “malattia della fretta”. Anche se possono essere ammirate per quello che realizzano, queste persone hanno una caratteristica in comune: tendono a morire prevalentemente per malattie cardiache. L’importanza esagerata che essi danno al tempo lineare si traduce in un’ansia che ha profondi effetti psicologici e fisiologici: battiti cardiaci accelerati, pressione alta, adrenalina, stress e quant’altro.

Riuscire a modificare la propria percezione del tempo può avere preziosi effetti sulla salute. Si è visto che utilizzando tecniche di meditazione, di rilassamento, di respirazione, di training autogeno, in sintesi un’attività di movimento dolce ed espressivo, si allunga il senso del tempo e la fisiologia delle persone cambia. Si è osservato che il livello di colesterolo nel sangue diminuisce, i battiti cardiaci rallentano, la respirazione si normalizza ed i livelli degli ormoni dello stress nel sangue, diminuiscono. Questi sintomi si raccolgono sotto l’egida di un paradigma scientifico e danno un nuovo significato al tempo. Non sono gli eventi in sé ma le nostre sensazioni che ci indicano come gli eventi temporali si susseguono. La percezione della dimensione psicologica del tempo avviene, ad esempio, quando siamo immersi in un atto creativo; la sensazione è quella di perdersi nel tempo: in quei momenti ci allontaniamo dalla dimensione lineare ed il tempo “non avviene”, ma semplicemente “è”. Da questo punto di vista, non vi è alcuna base razionale per definire un tempo “reale”. L’unità di tempo è arbitraria. Quando sei completamente immerso in un compito che ti piace, il tempo vola. Infatti possono passare ore che in realtà ti sembrano istanti. Se invece stai facendo un lavoro che non ti piace o addirittura detesti, ecco che il senso del tempo si distorce nell’altra direzione, cioè un minuto non passa mai. Potremmo definire questo tempo “relativo” o anche “tempo emozionale” o “creativo”.

I vantaggi di un buon rapporto con il tempo sono:

  • affrontare impegni complessi
  • stare con se stessi
  • darsi tempo per programmi accurati
  • stare con la propria famiglia
  • coltivare relazioni, amicizie, interessi
  • imparare cose nuove
  • curare la propria salute

E’ noto che le parti di noi interagiscono con il tempo e tutti gli aspetti della nostra personalità hanno diverse connotazioni negli atteggiamenti del nostro rapporto con il tempo. Alcuni contesti vogliono che ci mostriamo sempre impegnati. Per i manager è questo il modo di essere efficienti, responsabili e forse anche ammirati. All’opposto, in reazione, vi sono contesti che fanno indulgere, dimenticare un livello emozionale del tempo, in modo che anche il lavoro più gradevole diventa una fatica e noi ce ne sentiamo vittime di un tempo che definiamo “tiranno”.

Non va dimenticato che del tempo fanno parte anche le pause. Le pause rigenerano, aiutano a riflettere, creano quel silenzio ristoratore da cui possono nascere nuove idee, che tranquillizzano e rilassano.  Una buona gestione del tempo richiede una capacità di scegliere e rinunciare, ricordando che le scelte spesso avvengono in automatico da alcune esigenze caratteriali. Molto spesso vi sono aspetti di noi che sono abituati a gestire la nostra vita, secondo parametri che noi non riconosciamo immediatamente, perchè ormai agiscono meccanicamente. Gestire il tempo significa invece imparare a creare un equilibrio dinamico, funzionale e vitale tra i diversi aspetti della nostra vita, siano essi aspetti professionali, familiari ed emozionali.

In termini patrici, potremmo cominciare a svolgere un piccolo esercizio agevolatore. Potremmo cioè  dividere la variabile spaziale in rapporto ad un tempo da dedicare alle attività urgenti ed importanti, ad attività importanti ma non urgenti, ad attività urgenti ma non importanti, infine ad attività non urgenti e non importanti. Quest’articolazione del tempo contribuisce ad  indicare al manager come gestire lo spazio tempo nel modo più equilibrato e razionale.

Cari saluti a tutti. Alla prossima….

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