L’arte di assaporare

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Penso che un piccolo suggerimento per vivere meglio, cogliendo aspetti essenziali del nostro essere qui, sia imparare ad assaporare la vita!

Nei giorni appena trascorsi di ritmi più lenti e di preziose occasioni per dedicarci momenti piacevoli e leggeri, da soli o in compagnia, più volte mi sono trovata a riflettere sulla enorme quantità di stimoli che può arrivarci da un cibo che mangiamo o da una bevanda.

E sulla meravigliosa opportunità di rendere una banale azione quotidiana come ingerire cibo e bevande, un’esperienza intensa, unica, utile ed appagante per tutti i nostri sensi e non solo…

Riordinando la mia libreria, mi è capitato tra le mani, e ne ho approfittato per leggere qualche passaggio, un delizioso libricino in francese intitolato “Dialogue  du thè et du vin”, (Dialogo del tè e del vino), tradotto dall’originale cinese, che descrive in poche pagine il dibattito tra il tè ed il vino per stabilire di chi fosse la superiorità, la posizione privilegiata nella cultura e società di vari Paesi, e per dimostrare quindi quanto l’uno fosse innegabilmente più prezioso rispetto all’altro.

Si evidenzia come degustare il tè o il vino riguardi sempre tutti e cinque i sensi: il gusto, la vista, l’olfatto in modo evidente, ma anche l’udito e il tatto: “…ascoltare il rumore del tè versato nella tazza e sentire il suo vapore sul viso. Per udire le bollicine dello champagne un buon orecchio è necessario…”

Immediatamente la memoria mi ha fatto ritrovare in quella speciale sala da tè nel centro di Parigi dove lo comprai…e mi ha fatto re-immergere in quella rara, affascinante esperienza che fu la degustazione di alcuni speciali thè orientali, con i numerosi coinvolgenti passaggi del rituale che la caratterizza.

Oltre ad attivare tante sensazioni, certamente mosse un universo di associazioni, immagini, ricordi di impressioni passate, che nel libro è così ben sintetizzato:”…ogni degustazione è l’incontro di una memoria nascosta e dell’intensità del momento presente”. E ho con piacere apprezzato la vividezza del ricordo della nota poetica che accompagnò l’intera esperienza grazie all’atmosfera del luogo, alla delicata eleganza della gestualità, alla raffinatezza degli utensili, alla semplice armonia dei materiali e dei colori, nella più piacevole lentezza.

Lieta per aver riportato alla mente un’esperienza così rara, mi soffermo poi a considerare come anche il cocktail gustato qualche sera fa con una cara amica, in un piccolo locale dove si respira passione e competenza e si può scegliere da una lista di decine di originali “ ricette”, sia stata un’esperienza piena di stimoli, sensazioni, e piacevoli emozioni.

Ma anche la deliziosa pasta ripiena condita con un semplice sugo di pomodoro, preparata da mia madre e gustata l’altro giorno, è stata altrettanto piacevole ed appagante, direi anche una vera carezza…

E di spunti me ne arrivano molti altri, più o meno quotidiani o particolarmente rari,  e in quantità dall’osservazione del forte coinvolgimento dei partecipanti alle lezioni del nostro master in counseling gastronomico.

Credo però che ciò che fa la differenza sia il nostro “palato”, ovvero come ci soffermiamo a dare spazio alle molteplici sfumature che vengono sollecitate in noi sperimentando…che sia un primo assaggio o l’ennesima degustazione con certe aspettative.

Ci si può esercitare, imparando sempre meglio ad affinare le nostre capacità e quindi percepire più sottilmente ciò che solletica, stimola, inonda, irrita, sconvolge, ammalia, stride, esalta e mette i gioco tutti i nostri sensi ed emozioni.

Notando comunque che forse, prima di ogni altra cosa, è fondamentale essere presenti a noi stessi.

Come perfetta metafora della nostra esistenza, o meglio di come gestiamo questo nostro vivere, trovo che l’atteggiamento con cui ci poniamo di fronte a ciò che mangiamo o beviamo, ci possa raccontare molto del nostro abituale approccio agli eventi più diversi, alle tante esperienze di vita.

Ci capita di sfamarci con qualsiasi cosa troviamo, mangiare il minimo necessario per sopravvivere, spiluccare senza appetito, abbuffarci di poche cose che ci fanno gola, eccedere con gli aperitivi senza badare troppo al “liquido” che ingeriamo, mangiare insipido oppure ignorare erbe o spezie che condiscono i nostri piatti, o in altri momenti esagerare con il peperoncino o con il sale, o non poter rinunciare a quel dolcetto o cucchiaio di cioccolato, ecc.

Penso che provando ad essere più presenti ed attenti, nel qui ed ora, innanzitutto dedicandoci più spazio, potremmo imparare a nutrirci, scegliendo cosa troviamo più nutriente ed appagante per noi, e a prenderci cura di noi stessi evitando ciò che può diventare dannoso a lungo andare. Forse inizieremmo a far caso agli elementi  che consideriamo irrinunciabili, ma che non sempre sono sani, del nostro quotidiano.

Oppure ad apprendere che abbiamo le risorse per trasformare i momenti amari in pillole di comprensione più profonda.

Potremmo gradualmente apprezzare quanto siano differenti quelle esperienze in cui ci prendiamo un tempo più lungo per valutare tutti gli “ ingredienti”, osservando, ascoltando, annusando, toccando e gustando tanti dettagli e sfumature, per dare spazio ai mille sapori che ci arrivano.

Magari aggiungendo quell’ingrediente che per abitudine avremmo considerato sbagliato, inadatto, o assurdo, ma che invece in quel caso sarebbe riequilibrante.

Nella lingua inglese troviamo un verbo che, secondo me, rende benissimo l’idea: “to spice up”, ovvero dare sapore, gusto a qualcosa, rendere interessante.

Vi auguro quindi di concedervi di assaggiare, degustare, assaporare, per imparare a poco a poco, a valutare, scegliere, speziare, criticare, ridurre o shakerare…ciò che l’esperienza del vivere ci mette di fronte, spesso come dono.

P.S. : la diatriba tra il tè e il vino si risolve con l’intervento dell’acqua, la quale fa notare per la semplice esistenza di entrambi è necessaria la sua presenza!

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Commento

  1. Paolo

    marzo 31, 2016 at 19:46

    Bellissimo e coinvolgente..e d e’in sintonia con cio’ che sento e che vivo sempre piu’nel mio quotidiano..Grazie!

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