Le Parole “Non dette”

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Ci sono incontri che cambiano la vita o  che aiutano a cambiare direzione; che sono indelebili e che, quantunque ci si sforzi di non farsi coinvolgere, riescono a entrare in ogni centimetro di pelle e non abbandonarci più.

Persone che appaiono, improvvisamente, all’orizzonte e da perfetti sconosciuti diventano fulcro della nostra esistenza.

A volte sono già  impegnate.

Si accettano allora, piccoli momenti, si contano le ore e i giorni che passano nell’attesa di rivedere la persona, annusarne la pelle, perdersi nel sorriso. Si iniziano piccole richieste garbate, al fine di non valicare un confine legittimo, evitando di spingersi troppo in là, per non scatenare una reazione di allontanamento e di difesa, o per non  ricevere solo un assordante silenzio che cataloghiamo come  risposta.

Anche se “non rispondere” non vuol dire, necessariamente “non cor-rispondere”.

Per questo, sebbene, il Cuore trabocchi di emozione, di amore profondo e  tutte le cellule del corpo gridino “Ti amo”, dalla bocca non esce alcun suono, se non uno stiracchiato: “Sto bene con te!”

Le parole non dette, però, pesano su di noi come macigni. Zavorre che creano il bagaglio dei nostri rimpianti.

Nel non dare voce al Cuore, ci impediamo di assaporare il suono profondo dell’Amore, privandoci della bellezza e della felicità che ne deriva.

Dire quanto si ami, non è cosa da poco.

Vuol dire af-fidarsi, mettere nelle mani dell’altro il proprio Cuore “con-fidando” che ne abbia cura. Sentire il sorriso che si apre alla vita, e veder una realtà che cambia per chi lo dice ma, inevitabilmente, per  chi lo riceve. Significa dare valore  a ciò che si sta facendo: alle attese, ai silenzi, alle distanze, agli attimi assaporati, talvolta brevi talvolta più lunghi,

Eppure, sebbene il Cuore trabocchi, le labbra restano serrate. Il timore di una reazione di allontanamento o dell’innescare  un’aspettativa nei comportamenti futuri, ci fanno rimandare o tacere.

In attesa di un tempo “più giusto“perché noi crediamo,  sempre, di avere del tempo.

Nel” Qui ed Ora”, invece, nell’essere presenti vale il momento esatto in cui le labbra sentono di doversi schiudere, il sorriso di ampliarsi e la melodia del Cuore di cantare con tutta la potenza il sentimento,  quell’ avventura interiore da cui tutti fuggiamo.

Noi conosciamo bene le “Emozioni” ma  pochissimo il “Sentimento“. Se le prime sono di breve durata e transitorie, in quanto manifestazioni “pubbliche”di un particolare stato, i secondi sono legati all’esperienza privata di quelle emozioni e  possono durare a lungo.

Per questo abbiamo timore di aprire la porta, di entrare in intimità e dare voce a quel “bambino vulnerabile “che proteggiamo da una vita e che porta la magia. Entrare in contatto con il Sentimento vuol dire concedersi di sentire lo stato di ben-essere che ci pervade, la voce dell’Anima che ci guida verso ciò che è sano per noi, abbassare il volume della ragione e della mente e guardare oltre l’orizzonte della razionalità e buon senso per assaporare il gusto del Vivere appieno e della Fiducia e concedersi la possibilità di essere Felici.

Perché essere Felici è un dovere verso noi stessi.

Quando decideremo di esplorare il sentimento dandogli voce, senza più censuraci,  accettando di sentire e di lasciarci guidare,  ecco, quello, sarà il giorno in cui  avremo smesso, finalmente, di averne paura e sarà un giorno  Bene- detto per noi tutti.

Da ricordare.

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Commenti

  1. Maria Pia

    agosto 4, 2016 at 13:36

    So cosa vuol dire rimpiangere le parole non dette, quando andavano dette, adesso che la magia e’ finita! L’altro non c’è più! Solo il ricordo di un passato che non torna più!

    • de Federicis

      agosto 6, 2016 at 8:21

      Cara, una magia finita significa una magia che è stata vissuta e quindi è esistita. Talvolta pensiamo sia la fine ma, in realtà, è un nuovo inizio. Tante volte ci censuriamo per paura e da qui le zavorre. La risorsa è rendersi conto che possiamo dire ed esprimerci liberamente ricordando di non aspettarci nulla in cambio ma solo per il piacere di Vivere appieno. Un caro saluto

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