Lo scenario oltre il problema. Le basi del problem solving

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Cari amici lettori,

questa volta vi descrivo brevemente  il Problem Solving in Azienda.

Si tratta di una tecnica da utilizzare per trovare soluzioni a problemi apparentemente irrisolvibili.

Faccio particolare riferimento all’approccio di Giorgio Nardone (Giorgio Nardone, Il Problem Solving strategico, edizioni Ponte alle Grazie 2009), la cui applicazione va dalla psicoterapia alla consulenza aziendale, dalla consulenza scolastica alla consulenza sportiva.

Il PS (Problem Solving), in un’ottica di strategia da adottare, punta tutto sull’efficacia e sul conseguimento degli obiettivi.

La sua filosofia si basa sul principio che non si conosce più per cambiare, ma si cambia per conoscere.

Per il PS, il ricorso ad una logica non ordinaria, basata sulla suggestione di stratagemmi antichi ed insieme modernissimi, scuote le nostre convinzioni razionali e offre soluzioni inaspettatamente semplici a problemi di natura disparata.

Uno dei tanti esempi: si prefigge l’utilizzo di una strategia che ci conduca ad immaginare lo scenario ideale al di là del problema.

In pratica si tratta di domandarsi quale sarebbe lo scenario, riguardo alla situazione da cambiare, una volta che il problema fosse completamente risolto o, nel caso di miglioramenti da ottenere, una volta che l’obiettivo fosse completamente raggiunto.

In altri termini: dobbiamo convincere la nostra mente ad immaginare quali sarebbero tutte le caratteristiche della situazione ideale, dopo aver realizzato il cambiamento strategico.

Questo può sembrare un lavoro di pura fantasia, ma è in realtà un modo per rilevare concretamente le caratteristiche della “realtà ideale” da raggiungere, che spesso ci permette di vedere cose che non saremmo in grado di concepire se lavorassimo semplicemente sulla realtà presente e passata.

Ad esempio: quando Leonardo da Vinci studiò il volo, progettò differenti tipi di macchine per volare e perfezionò progressivamente i suoi progetti, scartando quelli che apparivano inferiori o irrealizzabili.

Infatti sia la forza del pedale sollecitata dall’uomo, che la forza umana necessaria per il  battito dell’ala, non potevano sollevare e stabilizzare le macchine volanti in aria.

Dunque non avendo altre risorse (ad esempio il motore a scoppio), egli scartò il progetto perché parve irrealizzabile.

Ma Leonardo ebbe l’intuizione del sostegno delle spinte naturali delle correnti d’aria e della propulsione del profilo alare, sostenuto proprio dal movimento della macchina.

Insomma Leonardo inventò l’aliante. Infatti egli osservò il volo dei rapaci, i quali non utilizzavano la forza bruta per il movimento dei battiti d’ala, ma sfruttavano le correnti aeree.

Ciò dimostra che è possibile immaginare lo scenario al di là dei problemi, anche quando questi appaiono complicati e persistenti.

Tutti noi abbiamo teoricamente la capacità di immaginare quello che ci piacerebbe che fosse. Non occorre il lampo di genio.

Il problema è che il più delle volte non riusciamo ad immaginare.

Nel nostro caso, la tecnica del PS serve proprio, come prima cosa, a liberare la pura immaginazione,  per poi selezionarne gli aspetti realizzabili concretamente.

Un abbraccio a tutti,

alla prossima.

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