Oltre la terra di mezzo: psicovacanza a Paxos

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Lei era bellissima mentre, ignara dei suoi sguardi, danzava allegra. Fu così che lui la volle a tutti costi …

Si chiamava Anfitrite ed era una Nereide, una ninfa del mare. Aveva lunghi capelli neri ornati di perle, si muoveva a cavallo di delfini e cavalli marini ed abitava in una grotta d’argento, nelle profondità più blu del mare della Grecia. Il mito racconta che il dio del mare Poseidone, vedendola ballare con le sorelle vicino all’isola di Nasso se innamorò all’istante, ma agì in modo così irruento da provocare il suo rifiuto. La ninfa allora, temendo la sua ira, fuggì rifugiandosi presso il titano Atlante, ai confini del mondo oltre le colonne d’Ercole. Poseidone però non si arrese e cercò di convincerla in tutti i modi, anche attraverso numerosi messaggeri. Tra questi, due delfini che contrariamente all’impetuosità del loro re, perorarono la causa di quell’amore con tanta gentilezza ed efficacia da indurre Anfitrite al consenso. Gli impareggiabili messaggeri furono ricompensati con una costellazione a loro immagine, eterno riconoscimento delle loro virtù di mediazione e buona comunicazione, poi si diede subito inizio ai preparativi per le nozze. Poseidone scelse il luogo più bello della Grecia, la verdissima e lussureggiante Corfù e vi piantò il tridente, staccandone un pezzo, in modo da creare un’altra isola, un nido d’amore per lui e la sua sposa. Così nacque Paxos, uno dei luoghi più incantevoli del Mediterraneo, una terra generosa di sole, di azzurro, di frutti e di mille sorprese, se le chiedi il permesso di entrare.

Si sa che noi italiani in Grecia siamo un po’ a casa, specialmente nelle isole ioniche dove in molti parlano la nostra lingua e dove il clima, l’ambiente e le persone ci ricordano che siamo tutti figli del Mediterraneo. In questo luogo straordinario, non a caso un’isola, abbiamo vissuto la nostra psicovacanza, centrata questa volta sul tema del doppio: ovvero come illuminare le zone d’ombra per conoscere e integrare i rinneghi, i nostri aspetti meno accettati ma ugualmente ricchi di potenzialità. Come dare loro spazio insieme a quelle parti, per noi primarie, che ci caratterizzano ma ci limitano allo stesso tempo e come scoprire nuovi punti di vista per accogliere nuove possibilità. Siamo andati in nave, un viaggio lungo, perché avessimo tempo per lasciare andare l’ordinario e la possibilità di guardarlo ridimensionarsi all’orizzonte. Prima tappa e sosta di un giorno a Corfù, terra di mezzo prima dell’approdo, un luogo di osservazione neutro tra il prima e il poi, il qui e l’altrove. Un dàimon a metà strada tra due dimensioni perché potessimo osservare le due parti e individuarne le risorse, un’occasione per cercare un’apertura di spirito e di cuore per accogliere simboli, segnali e ascoltare i sogni. Poi in viaggio verso Paxos, la nostra splendida meta.

Qui l’impronta dei nostri protagonisti si sente ancora tutta. Poseidone è il mare e come un’ondata ti scuote appena arrivi: affonda il tridente per farti staccare dalle consuetudini e ti impone di rallentare. A volte anche bruscamente com’è nella sua indole, per scrollare di dosso le sovrastrutture, gli automatismi, le ansie e la fretta cittadine, il torpore e la noia della quotidianità che offuscano il sentire, il sentirsi e schermano il cuore. Signore dell’acqua, delle emozioni e dell’inconscio, in quest’isola così speciale per lui, ti porta a guardare in alto e in basso, a esplorare paesaggi, spiagge e fondali per ritrovare il centro, riconoscere i confini e ricontattare il sommerso. Ti ricorda che anche tu sei un’isola, fatto di terra, acqua e cielo; che dovrai tenere sempre conto del mare: il tuo fuori ed il tuo dentro, che accarezza e sferza, unisce e separa, regala e toglie, leviga e sgretola, definisce e dà forma, scolpendo incessantemente i contorni della terra e il tuo profilo più autentico.

Anfitrite è terra e ti accoglie generosa, prodiga di bellezza, profumi, colori, sorrisi ed emozioni. E’ l’inno alla vita, il cuore che palpita e le dice “sì” ogni momento, accettandone grata i doni. E’ l’aspetto nutriente per se stessi e gli altri, è l’entusiasmo, la voglia di giocare e di danzare nel mondo per risvegliare i sensi e sentirsi vivi. Sposando il mare realizza la ierogamia, ovvero il matrimonio sacro tra gli aspetti psichici del maschile e del femminile. Terra ed acqua, ragione ed istinto, dolcezza ed irruenza, pudore e sfrontatezza: aspetti opposti ma che si completano creando equilibrio. Il loro matrimonio segna la riconciliazione con ciò che è altro, a partire da dentro di noi. L’inaccettabile entra in famiglia rispettandone le regole e sentendosi accolto; la contrapposizione diventa unione ed il disagio del doppio diventa ricchezza.

Sono stati giorni magnifici, in cui sempre per onorare il tema, hanno trovato posto lo shopping e la meditazione, le nuotate ed il tai-chi, le passeggiate ed i mojito, le chiacchiere in compagnia e le perlustrazioni in solitario, le foto e gli incontri, la complicità e gli adattamenti. Grazie a Poseidone per aver scosso l’albero e fatto cadere le foglie secche, e per aver risvegliato energia e passioni. Grazie ad Anfitrite per averci donato tanta bellezza, gusto per la vita e moltissime risate. Grazie ai miei compagni di viaggio per esser stati famiglia e per aver reso questi giorni indimenticabili e mille volte grazie ad Avalon, l’isola che c’è, e che ha reso possibile l’intangibile e ci traghetta sempre oltre le colonne d’Ercole.

 

 

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