Onnivoro, Frugivoro, Vegetariano o Vegano? Questo è il problema!

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Che direbbe Amleto posto di fronte a queste scelte? Come affrontare un tema così delicato e dibattuto?

Le argomentazioni sono tante e svariate, ma quali sono veritiere, quali solo frutto di mistificazione e quali sono operazioni di marketing?

Nell’affrontare questo delicato argomento, vorrei partire prima da una considerazione fondamentale: qualunque sia la scelta fatta, essa merita onore e rispetto.

Allora, perché mai scrivere un articolo?

Forse perché il cibo e il nutrimento di per sé sono temi così antichi da solleticare una paleontologa nell’analisi delle informazioni.

Naturalmente se la scelta è legata al ritenere non etica l’uccisione degli animali semplicemente per cibarsene, essa non può rientrare in quest’analisi, perché fa capo a quelli che sono i valori personali e che rappresentano il limite da non oltrepassare. In questo caso, spesso si presta molta attenzione anche al modo in cui sono prodotti i derivati animali (come le uova o il latte), preferendo fonti che garantiscano un trattamento equo negli allevamenti. Questo include, ovviamente, anche una rinuncia a scarpe e accessori in cuoio.

Tutto ciò che invece è basato su affermazioni e dati rientra in quest’analisi.

Come nasce l’uomo? Quale la sua natura? E’ vero che la carne ci danneggia? Possiamo fare a  meno di una serie di alimenti? E la soia?

Il passaggio dall’essere onnivoro, al frugivoro, vegetariano o vegano, potrebbe portare con sé l’allontanamento da un equilibrio dato da tutti gli elementi a disposizione che sono sempre stati presenti nell’ecosistema e che hanno rappresentato, nel corso dei millenni, una risorsa per l’evoluzione dell’uomo?

Poiché l’uomo nasce erbivoro, la scelta dell’eliminazione delle proteine animali, potrebbe rappresentare un ritorno alle origini?

In realtà, che l’uomo nasca erbivoro è vero in parte poiché per ricercare la presenza di alimentazione erbivora o vegetale nei nostri antenati, dobbiamo fare un salto indietro di circa quattro milioni di anni fa, per arrivare agli australopitechi, esseri con tratti simili alle scimmie antropomorfe e all’uomo, con andatura fondamentalmente bipede ma capaci di arrampicarsi sui radi alberi della savana per sfuggire ai predatori.

Nonostante la taglia contenuta e l’assenza di adattamenti che ne garantissero la competitività, gli australopitechi, si affermarono grazie alla dieta onnivora, che consentì loro di trovare nutrimento in qualsiasi frangente, sfruttando indifferentemente risorse di origine animale, per lo più carcasse di  grossi erbivori uccisi dai predatori, così come le risorse offerte dalla terra. Quest’opportunismo permise loro di diffondersi in gran parte del continente africano.

Dall’Australopithecus in poi è avvenuta negli ominidi un’importante e graduale transizione, che ha visto sempre più aumentare la componente carnivora nella dieta dei nostri antenati con cambiamenti a catena, non solo nelle abitudini alimentari e comportamentali ma anche a livello scheletrico e anatomico.

Il passaggio da una dieta erbivora a una carnivora ha significato per l’Australopiteco spendere solo due ore al giorno nella nutrizione rispetto alle sei dell’erbivoro in cui i tempi della nutrizione raggiungono valori molto alti a causa dell’elevato contenuto di cellulosa indigeribile che deve essere ruminata per trarne i principi nutritizi.

Ciò ha permesso ai predatori di occupare il tempo in avanzo per dormire e per socializzare, carattere essenziale per lo sviluppo dell’intelligenza e della creatività tipiche dell’uomo moderno. Contemporaneamente l’aumento del volume cerebrale ha richiesto una maggiore spesa di energia, e quindi un’alimentazione più ricca. Il cervello consuma, rispetto al suo peso, il 3% delle riserve energetiche del corpo, una quantità di energia cinque volte superiore di quella dei muscoli, a prescindere dalla loro attività, e da solo richiede il 20% circa di tutto l’ossigeno che respiriamo. E’ quindi sempre in un meccanismo di causa-effetto che si dovrebbe leggere l’evoluzione umana, non tanto cercando di stabilire quali delle acquisizioni sia più importante, ma tenendo ben presente che, se pur in vario modo, sono tra loro strettamente collegate e non scindibili l’una dall’altra.

In realtà,quindi, l’alimentazione onnivora è sempre stata presente nell’uomo (che possiamo definire così dall’Homo Sapiens, arrivato molto dopo gli australopitechi).

Come, d’altronde, le accusate cadaverine e putrescine che si sviluppano dalla decomposizione delle proteine animali.

Sebbene i nomi siano spettacolari per gridare “Anatema!” rispetto all’utilizzo della carne, va ricordato che, in realtà, il nostro organismo conosce bene la cadaverina, presente ad esempio in urine e sperma umani, perché la produce normalmente in ognuna delle nostre cellule (ad esempio è un importantissimo fattore che media diverse tappe della divisione cellulare e della sintesi proteica) Essa deriva dalla decarbossilazione dell’amminoacido lisina, contenuto in grandi quantità nella carne, nel latte, nelle uova e parimenti nei legumi, compresa la soia, come la putrescina, prodotta normalmente dal nostro organismo, utilizzata per produrre spermina, presente nel nucleo e nei ribosomi di qualsiasi cellula eucariotica.

Sicuramente ciò che porta a una disfunzione e poi a una patologia è l’abuso di certi alimenti rispetto ad altri, quindi uno squilibrio in generale.

L’eccesso di proteine animali è, effettivamente, la causa di diabete e tumori ad esempio.

Nel 2013 sono stati pubblicati i risultati di uno studio di ampio respiro: il progetto EPIC promosso dall’Unione Europea e l’agenzia per la ricerca sul cancro che fa capo all’OMS.

Condotto su oltre mezzo milione di partecipanti provenienti da tutta Europa, lo studio ha confermato un’associazione positiva tra consumo di carni lavorate e morti per malattie cardiovascolari o tumorali.

Un aumentato apporto di fibre (tipico di chi si nutre con abbondanti quantità di vegetali) è un fattore protettivo sia nei confronti del cancro del colon sia di quello del seno, come dimostra anche un recentissimo studio condotto dai National Institutes of Health statunitensi.

I vegetariani vedrebbero ridursi del 12 per cento il rischio di ammalarsi di tumore in generale

C’è però un altro dato interessante: il gruppo che ha mostrato il maggior guadagno in generale (18 per cento di riduzione nell’incidenza di tutti i tipi di tumore) è quello di chi non mangia carne ma mangia pesce, a riprova del fatto che nel pesce vi sono sostanze importanti per la prevenzione dei tumori, in particolare  gli acidi grassi omega-3.

Per quanto riguarda la soia, il dibattito è aperto tra sostenitori e detrattori. Indiscutibilmente è una pianta antichissima con svariate proprietà. Il suo è, però, un esempio di come il marketing possa modificare le abitudini a beneficio delle aziende. Anni fa, alcuni oli tropicali come quello di palma e di cocco, erano comunemente usati nella produzione di cibo in USA anche se non prodotti lì poiché il clima non è abbastanza tropicale.

Stimolata dagli incentivi finanziari, l’industria creò un piano per spostare il mercato dagli oli tropicali a qualcosa di più “domestico”. Come risultato, si creò un movimento per demonizzare e svilire gli oli tropicali per poterli sostituire con gli oli coltivati nel territorio americano, come il mais e soprattutto la soia. Purtroppo il 95% della soia prodotta è OGM. Gli Asiatici ne consumano solo piccole quantità preferendo la soia fermentata.

Studi recenti hanno dimostrato negli animali alimentati a base di soia, un aumento dell’aggressività, dell’ansia nella gestione dello stress. Gli animali nutriti a soia hanno prodotto un contenuto più elevato di cortisolo come risposta allo stress. Il cortisolo in eccesso danneggia l’ippocampo, la parte del cervello deputata alla memoria, al comportamento e all’apprendimento.

Studi recenti sembrano mostrare scetticismo anche sulle proprietà antitumorali della soia, poiché la genisteina (il fattore anticancro della soia) determinerebbe la frammentazione del DNA che porta alla formazione di tumori e all’aggravamento di malattie neurodegenerative. Anchel’American Academy of Pediatrics ha espresso preoccupazione per gli elevati livelli tossici di manganese nel latte artificiale a base di soia per bambini. (Il manganese, come l’alluminio, attiva l’infiammazione del cervello e può causare gravi danni cerebrali)

Come orientarsi, allora per scegliere il meglio per se stessi e per la propria salute?

Il significato della parola “equilibrio” come di situazione in cui nessun elemento prevale sull’altro, come armonica distribuzione dei vari elementi di un tutto potrebbe aiutarci ma ancor di piuì il prestare ascolto a ciò che il nostro corpo chiede per sé senza censurarlo; il porre attenzione a ciò che ci fa star bene, senza assolutismi e senza demonizzare l’una o l’altra scelta, perché ogni momento è diverso da un altro, e ogni momento merita il suo nutrimento speciale.

 

 

 

 

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Commenti

  1. lorella

    ottobre 17, 2014 at 16:51

    grazie Federica per questo articolo…finalmente una lettura lucida e obiettiva che tiene conto del fatto che l’alimentazione è una grande opportunità, al di là della sopravvivenza stretta, per imparare ad ascoltare il proprio corpo, e quindi se stessi.

    • de Federicis

      ottobre 18, 2014 at 7:00

      Grazie a te Lorella,per il commento. Il cibo ci nutre sotto tanti aspetti e rappresenta il miglior farmaco per il nostro corpo. Un caro saluto.
      sabrina

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