Pet therapy: chi accudisce chi?

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Ho sempre amato gli animali, soprattutto quelli degli altri.

Un’attrazione istintiva, una fratellanza naturale che la mia bambina interiore ha sempre posseduto, vinte però da tanti “ma .. vorrei ma non posso .. non ora .. è troppo impegnativo”. Poi un giorno, le parole di un’amica ed un click: era giunto il momento di pensare di meno, lasciarsi andare e dire sì, d’istinto, senza ‘se’ e senza ‘ma’.

 

L’istinto infatti, così temuto nella sua ruvida schiettezza, così imbarazzante nel mettere a nudo timori e desideri, così pressante nella morsa del sì-o-no, così intenso, feroce, corporeo, libero … appunto.

Ne abbiamo preso le distanze, come da una fiamma che scalda e può bruciare, e l’abbiamo censurato, imbrigliato, tenuto al guinzaglio, addomesticato e profumato, esattamente come facciamo con i nostri amici animali. Pensando di gestirlo l’abbiamo talmente diluito che ne abbiamo scordati i doni.

 

Istintivamente ho pensato ad un cane, l’ho sempre voluto. Docile, affettuoso, fedele, sempre disponibile e con una straordinaria capacità di amare che non smette mai di commuovermi. Poi mi sono interrogata e ho capito che – così come per l’amore – abbiamo bisogno di complementarietà per integrare ciò che manca, allargare gli orizzonti e crescere – e allora è arrivato un gatto, anzi due. Istruzioni per l’uso? Nessuna in particolare, se non abbandonare luoghi comuni e ogni pianificazione per imparare ad osservare, rispettare i loro tempi e stare con quello che c’è. E questa è stata la loro prima lezione.

Da quel giorno è iniziata l’avventura o meglio il Viaggio, perché di questo si tratta. Un percorso a tappe – ognuna una lezione di vita – oserei dire un pellegrinaggio, verso il luogo interiore più sacro, quello dell’origine e dell’autenticità, accompagnata dalle mie due guide, i miei sherpa, i sacerdoti del tempio.

 

Il rapporto con un animale, fa rientrare dalla finestra ciò a cui abbiamo chiuso le porte. Restituisce spazio e misura alla nostra parte istintiva, che così rivitalizzata comincerà ad integrare, tutte quelle caratteristiche che prima temevamo. Qualche goccia di ruvida schiettezza, una volta distillata diventa autenticità; imparare ad esprimere timori e desideri, in modo equilibrato ed in ambiente protetto, ci rende più aperti e chiari; accorciare il tempo delle decisioni, ci rende più risoluti, coraggiosi e ci aiuta a non procrastinare.

Un altro effetto è quello di guardarsi allo specchio oppure di lanciare un boomerang: tutto ciò che facciamo, pensiamo o sentiamo, ritorna indietro con una precisione chirurgica spesso imbarazzante. Specialmente con i gatti, non è consentito agire d’astuzia, ogni secondo fine è subito captato; inutile pensare di nascondere un’emozione, anche a noi stessi. Far finta di niente o raccontarcela diventa impossibile, il re diventa nudo per fortuna e ricorda di essere un uomo.

 

Osservo Hansel e Gretel (i miei micetti) e capisco tanto di me. Quelle che penso siano sfumature vengono sottolineate e rimandate al mittente più evidenti che mai (come dicevamo l’istinto parla sempre molto chiaro). Mi mostrano come sono e posso essere nel bene e nel male, e mi suggeriscono modalità nuove, a volte così lontane da me – e questo è il bello – lasciando a me la libertà e la responsabilità di stabilire dosi e tempi. L’aggressività per esempio, non ho l’ho mai sopportata, ma ho capito che se temperata diventa un’alleata preziosa per tirar fuori le unghie quando serve; che non è egoistico ascoltare i propri bisogni ed è davvero liberatorio imparare a chiedere senza vergogna; quanta assertività si guadagna a saper dire di no se non ci va; per non parlare delle lezioni di eleganza, postura e sensualità da manuale.

Con loro ho ripreso a giocare e a sorridere di tenerezza tutti i giorni, anche quando vorrei accarezzarli e si sottraggono, perché perfezionano il mio concetto d’amore ricordandomi che non coincide con il dare-per-avere ma è piuttosto un dare a prescindere, senza aspettative e senza condizioni.

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