Piccolo vademecum sul sapone naturale

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Per moltissime persone la saponetta è uno dei prodotti più amati. C’è chi la usa per lavarsi le mani, chi ci si lava anche il viso, chi non ne può fare a meno sotto la doccia, chi la mette nei cassetti per profumarli e chi fa una o più di tutte queste cose insieme.

Come dev’essere però una saponetta per poterla considerare realmente naturale?

Ecco un piccolo vademecum.

  • Attenzione al sodium tallowate. Quando questo ingrediente si trova nell’inci, siamo in presenza di un grasso animale derivato dagli scarti di macellazione e successivamente saponificato. Il sapone può essere realizzato invece benissimo con soli oli vegetali.
  • Evitare il tetrasodium edta. Si tratta di un chelante, ovvero un ingrediente che serve a trattenere i metalli pesanti impedendo così al sapone di irrancidire. E’ inquinante. Da preferire al suo posto il tetrasodium etidronate, dal nome simile ma dall’impatto inferiore.
  • I colori vegetali donano sempre colori tenui. Quindi, se state guardando una saponetta molto colorata e sgargiante, i coloranti saranno artificiali.
  • I profumi naturali sono dati dagli oli essenziali. In natura è bene sapere che non esistono oli essenziali di frutta, con eccezione degli agrumi. Essenze di mela, pesca, mango, banana sono certamente sintetiche. Anche aromi molto forti di fiori, come gelsomino, violetta e altri solitamente sono chimici, poiché se fossero vegetali costerebbero davvero tantissimo.
  • Gli ingredienti di un sapone naturale devono essere: oli vegetali, soda caustica. A questa base possono essere aggiunti eventualmente coloranti vegetali, oli essenziali per profumare, chelanti come tetrasodium etidronate o oleoresina di rosmarino.
  • L’olio d’oliva saponificato è più delicato sulla pelle, mentre quello di cocco di solito viene aggiunto per dare schiumosità e rendere il panetto più duro e durevole. L’olio di palma è problematico, per via del suo coinvolgimento nella deforestazione. Altri oli o burri possono essere aggiunti per dare effetti diversi e diverse proprietà: olio di girasole, burro di karitè, olio di avocado sono alcuni esempi. Un sapone interamente composto da questi oli sarebbe eccessivamente morbido.

Una volta trovato il vostro sapone naturale, è necessario qualche accorgimento per conservarlo al meglio. Utilizzate un portasapone che dreni bene i residui d’acqua e che sia di ceramica o di legno. Evitate il metallo perché potrebbe farlo irrancidire.

Come tutti i prodotti naturali, anche questo è delicato. Cercate quindi di utilizzarlo in breve tempo e conservatelo in ogni caso in un luogo fresco e asciutto.

Ricordate infine, che per quanto possa essere naturale e delicato, il ph della saponetta è sempre più alto di quello della nostra pelle. Ci sono varie scuole di pensiero a riguardo: chi, come la dott.ssa Riccarda Serri, dermatologa e tra le fondatrici di Skineco [ref]www.skineco.it[/ref], lo suggerisce spesso, e chi, come Fabrizio Zago, fondatore del Biodizionario [ref]www.biodizionario.it[/ref] invece no.

Come al solito, chi decide è la nostra pelle: se ci troviamo bene, perché no? Certamente utilizzeremo un prodotto facilmente biodegradabile, poco costoso, comodo da portare con sé in viaggio e anche facile da produrre in casa [ref]www.ilmiosapone.it[/ref].

 


Foto da www.photl.com

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