Quando la coppia scoppia

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Cos’è un rapporto d’amore? Una relazione di coppia?

Molti di noi penseranno istintivamente e idealmente ad un rapporto unico e speciale fatto di totalità e di fiducia, dove ognuno mette l’altro al centro del proprio mondo. E’ quella dimensione ideale dove ci si riconosce, ci si guarda come in uno specchio e si è pronti alla costruzione di un progetto di vita e di evoluzione a quattro mani. All’inizio è senz’altro così, poi qualcosa cambia. Perché si perde la sintonia e a volte ci si sente come estranei? Cosa trasforma il senso di fusione del ‘noi’ nella contrapposizione del ‘tu ed io’? Perché la fiducia ed il rispecchiamento dei primi tempi evolvono in distacco e conflitto?

Accade che nella relazione di coppia spesso riproduciamo, anche inconsciamente, dinamiche di origine parentale. Quante volte ci siamo resi conto di aver scelto il nostro partner in coincidenza o in opposizione alle figure genitoriali? Ciò perché tutti noi riviviamo, fin da bambini, quelle che sono state le ‘ferite di non-amore’ (tradimento, abbandono, giudizio, rifiuto, etc.), e di conseguenza attiviamo delle strategie che potremmo definire di ‘sopravvivenza emotiva’. Sono le stesse strategie che poi attuiamo tutti i giorni sia nella ricerca che nel mantenimento delle nostre relazioni di coppia. In altri termini cerchiamo di riprodurre quella sensazione unica dell’amore senza condizioni, investendo il partner dell’enorme responsabilità di essere perfetto e non deluderci mai (tradirci, abbandonarci, giudicarci, rifiutarci, etc.). Eccoci trasformati nel ruolo di figli: richiedenti, accomodanti, capricciosi, bisognosi, compiacenti, timorosi; ma guai a rompere l’incantesimo, diventeremmo immediatamente genitori valutativi ed esigenti, pronti a sottolineare ogni piccola incrinatura. Il rapporto, sebbene partito come una relazione di parità tra adulti gradualmente si incanala nei solchi già conosciuti del binomio figlia/padre e figlio/madre. In questo tipo di scambio la complicità viene meno e ci si sposta su piani di verticalità, dove si agisce per approvazione e riprovazione.

Come fare allora se pensiamo di esserci impantanati in questo tipo di dinamica? Come interrompere quello che è diventato un vero e proprio circolo vizioso? Dobbiamo sapere che possiamo fare molto, a partire da noi. Primo passo, fermarsi e guardare: proviamo a staccare un po’ e cerchiamo una giusta distanza che ci consenta di osservare com’era prima e com’è adesso. È importante mettere a fuoco cosa ci sta facendo soffrire in questo momento, come ci fa sentire e cosa cambieremmo per ritrovare l’armonia di un tempo. Secondo passo, la comunicazione: ci siamo tenuti tutto dentro – con la convinzione che il disagio fosse evidente o che, conoscendoci, il partner dovesse perfettamente sapere cosa ci ferisce – oppure abbiamo mai provato a parlarne? Se sì, chi ha parlato? La nostra parte genitore o quella bambina? In ogni caso, sebbene con energie diverse, avremo espresso risentimento e disapprovazione con la fatale conseguenza di allontanare il partner. Esprimere il proprio disagio è indispensabile ma lo è altrettanto agire in maniera ecologica, cioè nel rispetto dei nostri bisogni e delle vulnerabilità dell’altro; proviamo ad esprimere apertamente bisogni e richieste parlando di come ci sentiamo noi, piuttosto che porre l’accento su cosa dovrebbe fare l’altro. Terzo passo, la progettualità: rispolveriamo vecchi sogni ed obiettivi, sia strettamente personali che comuni. Nel primo caso scopriremo che possiamo essere buoni genitori di noi stessi e che possiamo trovare appagamento anche al di fuori della coppia per poi ricaricarla di rinnovata energia; nel secondo caso saremo facilitati nel recuperare l’entusiasmo comune e la complicità di un tempo.

In conclusione, quando arriviamo a pensare: “non mi capisce più, quindi non mi ama” è sostanziale ripartire da noi stessi, riconoscere le nostre vulnerabilità – cioè la parte bambina – ed accudirle con un ritrovato genitore interiore. Questo ci metterà nelle condizioni di non delegare al partner la cura e la protezione della nostra parte più sensibile e di non caricarlo di quelle aspettative tipiche del rapporto di approvazione/riprovazione. Una volta ritrovato l’asse di parità, sarà poi più facile accettare l’esistenza dei limiti in noi e nell’altro e comunicare apertamente i nostri bisogni.

Se questo non bastasse o sentissimo di aver bisogno di maggiore chiarezza, un percorso di autoconoscenza con il supporto di un counselor può aiutare a far luce su ciò che sembra oscuro e confuso, potenziando l’autostima e rimettendo in moto risorse sopite. Si agirà contemporaneamente su più livelli: sul piano introspettivo, per il riconoscimento e il dialogo delle varie parti di sé e quindi dell’altro; sulla sfera delle relazioni, nei contesti sociali e privati, e sulla comunicazione per esprimersi apertamente ed ecologicamente, cioè nel rispetto di sé e dell’altro. Quando una coppia è in seria difficoltà, l’ideale sarebbe che entrambi prevedessero un lavoro su di sé, se così non fosse è importante sapere che anche il percorso di uno solo fa la differenza e inevitabilmente porta al cambiamento.

Per saperne di più:

J. Liss, La comunicazione ecologica, Ed. La Meridiana, 2002

D. R. Kingma, Il futuro dell’amore, Gruppo Futura, 2000

H. Stone, S. Stone, La Coppia Viva, Crisalide Edizioni, 2006

H. Stone, S. Stone, Tu ed Io, M.I.R Edizioni, 2003

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Commenti

  1. mauro

    febbraio 5, 2013 at 14:32

    bellissimo… grazie Stefy

    • Stefania Nanni

      febbraio 5, 2013 at 19:42

      Ti ringrazio caro Mauro, è un tema sempre coinvolgente e ricco di spunti.
      Se vorrai lo tratteremo ancora, da altre prospettive. Si accettano proposte … 😉

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