Ricominciare: il valore simbolico della Pasqua

<3

Vita, morte e vita nuova. La simbologia pasquale, una delle più ricche e suggestive del calendario, è insieme la celebrazione di un ciclo che si compie e ricomincia con una rinascita, la consacrazione della morte e la rievocazione di un’esistenza intera. Mi fa pensare a questo momento storico molto particolare, così denso e risonante con la liturgia di queste giornate e mi induce a riflettere sull’esperienza umana di ognuno di noi.

Vita. Oltre al momento culminante della domenica, tutto il periodo di Pasqua rende omaggio all’esistenza di un uomo ripercorrendone le tappe salienti. Non c’è niente di più efficace che guardare le vicende di qualcun altro per portare a galla le proprie; evitando il coinvolgimento diretto e le fitte del giudizio – soprattutto il nostro, quello più severo – diventa più facile concentrare l’attenzione sul cosa piuttosto che sul chi e permettere che le analogie con l’esterno diventino spunti di riflessione per noi. Ecco allora un vastissimo repertorio di sentimenti ed esperienze, emozioni sublimi, dolorose, perfino scomode, che in quest’occasione vengono rievocate per essere comprese e distillate. Chi di noi non si è arrabbiato nel tempio o avrebbe tanto voluto farlo? Chi non conosce l’amarezza del tradimento, qualunque sia stato il ruolo? E che dire della tentazione, della disperazione, della paura e dell’orgoglio? Sentimenti ineluttabili di cui spesso ci vergogniamo e che indossiamo come spine, dimenticandoci quanto siano universali e quanto possano essere nostri grandi maestri. Poi c’è l’amore in tutte le sue forme: da quello filiale a quello assoluto che conduce al sacrificio estremo, il perdono, la compassione, la fiducia, la generosità, la condivisione; qui il senso dell’umano limite si espande per trovare nuova ispirazione e altre possibilità di evoluzione. Un’eredità inestimabile, un’enciclopedia esistenziale illimitata da leggere e vivere con piena consapevolezza.

Morte. L’etimologia della parola “pasqua” ricorda il passaggio dell’angelo sterminatore e la liberazione dalla schiavitù. Dal punto di vista simbolico rappresenta il distacco e tutto il suo corredo di resistenze, conflitti e sofferenze che esso naturalmente comporta. Anche quando è voluto, anche quando si tratta di allontanarsi da situazioni dolorose, lasciar andare non è mai facile: sia a livello spirituale che psichico si parla di ‘morire a se stessi’ per liberarsi da ciò che non è più sano per noi e dagli attaccamenti vischiosi per dare spazio al nuovo ed al cambiamento. In quest’ottica la morte perde la lama della definitività e assume la connotazione di trasformazione, perché porta al rinnovamento senza ledere l’identità. Riacquista il suo enorme valore originario e diventa la più grande alleata della vita: ne è sponda, confine e sostegno, quando essa ci appare scontata, la morte ne restituisce senso e rilievo, infine proprio perché suo contraltare, regala una lucidità e visione profonda del mondo senza pari.

Vita nuova. Il momento culminante delle celebrazioni pasquali è senza dubbio quello che celebra la rinascita, dopo tre giorni. Occorre un tempo di sedimentazione – ognuno ha il suo – per rimarginare le ferite, rielaborare e rimettersi al centro; è il senso della pausa, la necessità dell’apnea tra un respiro e l’altro, l’intervallo nel battito del cuore. È il tempo di ricominciare: se abbiamo coraggiosamente reciso i rami secchi, ci siamo liberati da zavorre grandi e piccole o abbiamo lasciato andare pur nostro malgrado, la vita ci richiama con tutta la sua potenza. Il bello è che non iniziamo daccapo, abbiamo nuove energie, motivazioni e orizzonti più ampi ma l’esperienza passata rimane per sostenerci come un corrimano sempre a nostra disposizione, nel nuovo ciclo ed in quello che verrà.

Post collegati (Potrebbero interessarti anche)
L’ozio…il più raro dei vizi
Guerra e Pace
“Dimmi, Tiresia”
Il Fregio di Beethoven
il cadavere squisito
BONTÀ, BUONISMO, CATTIVERIA: NATURA UMANA O NECESSITÀ? Cronache dal Café Philo

Lascia un commento

Informativa Policy