Settembre, l’equinozio e la voglia di ricominciare

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Dopo i magnifici giorni in Grecia, pensavo che al ritorno sarei piombata nella nostalgia e nei paragoni continui con quell’eden d’oltremare. E invece no, la magia è continuata qui a casa, dove con occhi e spirito rigenerati ho riapprezzato il quotidiano e le sue piccole grandi perle.

Camminare a piedi nudi sulla spiaggia finalmente liberata dagli ombrelloni, svuotare la mente osservando il mare e godere della risacca delle minuscole onde indorate dal tramonto, mi ha riempito di gratitudine verso la vita. E che piacere passeggiare in bicicletta in libertà e accorgersi che, quel viale alberato e vietato ai motori, è pieno di passeggini, bimbi con la palla e tricicli, ragazzi con lo skate, amici e coppiette a passeggio, tute colorate animate da una corsetta, e anziani che chiacchierano sulla panchina. Osservando loro mi osservo: su questo viale, un’altra isola, sorridiamo tutti e capisco che a volte basta davvero poco …

E’ stato un mese da ricordare: magnifico, dolcissimo e generoso. Ho goduto appieno del tocco delicato e materno della Terra, delle carezze del sole ancora così benigno e del soffio vivificante della brezza leggera. E, non ultimo, sono tornata a respirare per accogliere profumi nuovi ed un’energia tutta frizzantina, piena di voglia di ricominciare.

Effettivamente settembre è un mese un po’ speciale e per molti rappresenta un vero e proprio capodanno, non solo interiore. Si fanno nuovi progetti, si riaffacciano i propositi più sani e le migliori intenzioni, e ciò che era sospeso o incompleto torna a riprendere motivazione e slancio. Pensiamo a quante attività ricominciano: la scuola, la palestra, la dieta, nuovi hobby ed interessi, la ricerca di un lavoro, i nuovi palinsesti e le programmazioni in tv, radio, cinema e teatro. Tutto ciò a dispetto del calendario canonico, ma in piena risonanza con quello della natura.

Perché due calendari? Se riflettiamo comprendiamo che il concetto di tempo non è unico e monolitico come ben sapevano i greci che distinguevano tra krònos e kairòs. Il primo era rappresentato da un dio mostruoso che divorava i figli per paura di essere spodestato. E’ il tempo di fuori, lineare, che guarda sempre in avanti e conosce affanno e paura del futuro. E’ la dimensione logica e misurabile, si sostanzia nel fare, nella concretezza ed è collegato al nostro maschile psichico. Il secondo era sconosciuto ai più ed era il tempo degli iniziati poiché rappresentava il tempo di mezzo o tempo di dio. Si tratta di una dimensione analogica e non misurabile, che dilata, condensa e mescola passato e futuro per fonderli nell’unica dimensione del presente fluido. Si manifesta in natura, esempio perfetto dei cicli e della legge della vita/morte/rinascita e in quello che consideriamo tempo interiore. Lo percepiamo nello stare, nelle emozioni, nei flussi di coscienza, nelle intuizioni, nella meditazione e nei sogni, compresi quelli ad occhi aperti. E’ manifestazione del nostro femminile psichico che, allineato con i ritmi della natura, non teme inizio, fine o cambiamento perché sa che tutto è, e si trasforma.

E allora permettiamo alla natura di ispirarci per aprire le porte a kairòs, la nostra dimensione divina. Dopo l’estate che ha rappresentato l’acme ed il sigillo di un ciclo, arriva il momento di ripartire per un nuovo corso. Non a caso in questo periodo si celebra l’equinozio, anch’esso un tempo di mezzo, punto centrale tra luce e oscurità. Simbolicamente è un passaggio di consegne dal sole all’ombra, dal fuori al dentro, verso una dimensione più intima e raccolta. Accanto alla dimensione esteriore e concreta dei nostri progetti e delle energie rinnovate trova posto il tempo per ritirarsi e meditare. Se il nostro maschile agisce nel mondo e realizza i propri obiettivi, la nostra parte femminile, così come la natura ci mostra, si ritrae per realizzarne altri più sottili. La foglia si stacca dal ramo per divenire nuova linfa, così come nell’evoluzione interiore, possiamo lasciar andare orpelli inutili e atteggiamenti fuori stagione per lasciare che il nuovo germogli.

Una curiosità: durante la rivoluzione francese si celebrava capodanno a metà settembre per ricordare la fine delle oppressioni, avvenute proprio in questo periodo, e l’inizio dell’era della libertà. Meravigliosamente, il mese si chiamava Fruttidoro.

Che sia uno splendido autunno per tutti: brioso come il vino novello, ricco e profondo come il melograno e che naturalmente sia colmo di frutti d’oro.

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