Vestirsi di natura

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Strani tempi questi, in cui tutto ciò in cui la società occidentale ha creduto negli ultimi cinquanta, sessant’anni, è ormai messo in discussione. Non sappiamo più bene cosa mangiamo, cosa ci spalmiamo, con cosa ci curiamo… e come ci vestiamo.

Grazie anche a trasmissioni come Report, o a testi come No Logo di Naomi Klein, sono note da tempo le condizioni inumane in cui si trovano a condurre la loro esistenza i lavoratori dei paesi dove la manodopera vale meno di niente, che creano  capi rivenduti a caro prezzo da marchi prestigiosi, ma anche a piccolissimo prezzo dalle catene della moda low cost.

L’abbigliamento oggi è però qualcosa a cui comincia a fare attenzione anche la persona attenta all’ecologia nel suo insieme. La campagna Detox Fashion di Greenpeace si occupa proprio delle sostanze chimiche altamente inquinanti e tossiche che vengono sversate in mare dall’industria dell’abbigliamento.

Capi alternativi, realizzati con eticità e attraverso l’uso di materiali ecologici ed ecofriendly, piano piano si stanno diffondendo, ma in Italia sono ancora poco conosciuti. Chiediamo perciò qualche chiarimento a Manuela De Sanctis, che da qualche anno si occupa di abbigliamento ecologico con il suo marchio Rétro, completamente made in Italy.

Manuela, cosa puoi dirci sull’impatto ambientale delle tinture per tessuti?

Purtroppo sono la prima causa d’inquinamento delle acque dopo la concia delle pelli.
Quasi sempre le tinture contengono sostanze cancerogene quali: bromo, cromo, arsenico e formaldeide. Inoltre non tutte le aziende smaltiscono le acque secondo le normative vigenti.


Anche le coltivazioni di cotone hanno implicazioni ecologiche?


Il cotone è la fibra naturale più utilizzata dall’industria abbigliamento e accessori. Tuttavia, nonostante componga solo il 3% della coltivazione mondiale globale, vengono per essa utilizzati ben il 25% dei pesticidi e fertilizzanti prodotti per l’agricoltura.
Ciò contribuisce ad impoverire e a rendere infertili terreni e falde acquifere dei paesi di produzione dei paesi in via di sviluppo, come l’India, sempre più inquinati e sterili.


Quali devono essere secondo te le caratteristiche di un capo di abbigliamento etico?


Un capo per essere veramente etico deve essere realizzato con tessuto biologico, colorato con tinture certificate ICEA GOTSessere confezionato da sarti pagati il giusto.

 

Puoi spiegarci brevemente cosa comporta la certificazione ICEA GOTS?

Lo standard GOTS è il Global Organic Textile Standard, riconosciuto a livello internazionale. Esso stabilisce i criteri da rispettare durante la catena di produzione: dalla coltivazione alla trasformazione delle materie prime biologiche (filato, tessuto e capo finito), sia relativamente alla tutela ambientale, che al rispetto dei criteri sociali e lavorativi. Stabilisce poi quali sostanze chimiche ammettere nella lavorazione di finissaggio e nella colorazione dei tessuti biologici ed ecofriendly.
In Italia il GOTS, avendo riconosciuto valido il disciplinare Icea per il mondo tessile, ha deciso si associarvisi, ecco perchè da noi troviamo ICEA GOTS.

Certamente ci sono tanti aspetti da considerare quindi, sia il tessuto, sia la tinta del capo, sia la manodopera.

 

Esattamente. Non ha senso per me comprare una maglietta di cotone biologico tinta con sostanze tossiche, e nemmeno acquistare un pantalone equo e solidale realizzato con materiale che ha richiesto l’uso di pesticidi.


Per le tue realizzazioni, che tipi di tessuti utilizzi?


Utilizzo principalmente tessuti di tue tipologie: biologici ed ecofriendly.
I biologici sono: cotone, lino e lana che provengono da coltivazione o allevamenti biologici certificati.
Mentre gli ecofriendly sono tutti quei tessuti a basso impatto ambientale. Tra questi sinora ho utilizzato canapa, bamboo e fibra di latte.

Ci sono differenze al tatto con quelli convenzionali?


Sicuramente sì, la maggior parte dei tessuti non trattai sono molto più morbidi e setosi al tatto. Soprattutto ci rendiamo conto della differenza con i tessuti convenzionali nel momento in cui indossiamo un capo realizzato con fibre biologiche o ecofriendly.

Veniamo avvolti da una calda e soffice sensazione di benessere, a volte abbiamo come l’impressione di essere nudi. Proprio per la loro traspirabilità altissima.


E’ vero che i tessuti ecologici sono più delicati?


Come per i tessuti convenzionali dipende sempre dal tipo di tessuto e dalla fibra con la quale è realizzato.
Se si seguono le istruzioni per il lavaggio correttamente, non si notano differenze sostanziali con i tessuti classici e quindi la durata nel tempo è garantita.

Personalmente, ho provato la differenza sulla mia pelle… lei se ne accorge, se ciò che la sfiora è naturale o no. Specialmente in caso di allergie!
I tessuti realmente ecologici hanno un feeling che nessun tessuto sintetico o tinto con chimica pesante potrà mai avere.
Certamente può essere difficile cambiare in una volta sola tutto il proprio guardaroba. Io non ci sono ancora riuscita. Porre attenzione a ciò che si acquista anche in questo campo, poco alla volta potrebbe però fare una differenza.

Per noi, per i lavoratori dell’industria tessile, per l’ambiente.

 


Per approfondimenti:

Report, Schiavi del lusso

GreenPeace, campagna Detox Fashion

Testi:

No Logo, Naomi Klein

Made in Italy. Il lato oscuro della moda Italiana, Giò Rosi

Guida al Vestire Critico, Centro Nuovo Modello di Sviluppo

United Business of Benetton: Sviluppo insostenibile dal Veneto alla Patagonia, Pericle Camuffo

I vestiti nuovi del consumatore, Deborah Lucchetti

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Commento

  1. Loredana Spro e Giorgio Caizzi

    febbraio 18, 2013 at 9:46

    Vene proprio voglia di toccare questi tessuti 🙂 …Peccato che sia ancora poco probabile incontrarli durante il nostro shopping abituale, ma sicuramente articoli come questo aiutano la conoscenza di questi prodotti. grazie Barbara e grazie Manuela De Sanctis per la passione e l’impegno che si, percepisce, mette nella sua ricerca.

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