Vittorio Camaiani: Abiti e Parole

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L’ultima collezione “Fili di Parole e pagine di abiti” è dedicata a Leopardi e D’Annunzio.

Racconta la timidezza dell’uno e la sfrontatezza dell’altro. Due caratteristiche che coesistono anche in Vittorio, eterno ragazzo dallo sguardo timido e dall’intuizione audace che riesce a trasportare nei suoi abiti pensieri ed emozioni.

Così le maniche aperte sono l’emblema della trasgressione dannunziana, “la collezione oltre” un omaggio alla siepe leopardiana con lo sguardo che supera i tessuti, gli orli e la vita.

I libri e i fogli, che racchiudono poesie, opere e poemi, sono il substrato dell’intera collezione, in realtà il leit motiv dell’ispirazione di Vittorio.

Perché questo grande artista, che appare come il ragazzo della porta accanto, vive assorbendo la cultura, passa il suo tempo a studiare, metabolizzare, un quadro, un’opera, un palazzo, un giardino, la vita, la storia di tutti quelli che colpiscono la sua immaginazione.

E come un giocoliere, traspone tutta questa conoscenza nei tessuti, nelle sete che avvolgono i corpi, nei cappelli che si aprono a libro.

Indossare un suo abito è come  indossare la cultura stessa.

Bambino introverso e timido ha fatto della sua timidezza un cavallo di battaglia.

La timidezza è stata importante – mi dice – perché mi ha permesso di mettere su carta, nei disegni quello che avevo dentro e che non avrei saputo raccontare a parole.”

“ Ancora oggi, al termine della sfilata quando arriva il momento di uscire per ringraziare, preferirei ’ starmene in un angolino e fare ciao da lì “ – “Le mie insicurezze sono ancora delle compagne presenti ma ne sono contento. Come ho detto devo a loro la capacità di immaginare e disegnare.”.

“Fili di parole e pagine di abiti” nasce proprio per raccontare un modo di essere, una passione ispirata dalle emozioni che lo assalgono nel vedere ciò che lo circonda, nel leggere la vita.

Emozioni che cerca di riportare sul foglio e di trasferire a coloro che, poi, realizzeranno, con mani di fata il prodotto.

Il foglio è lo strumento più utilizzato da Vittorio, la sua fonte ispiratrice: da esso nasce “l’abito foglio” della collezione, con ricamato i primi disegni fatti all’elementari.

“Fin da bambino guardavo con curiosità mio zio sarto maneggiare i tessuti sul banco del taglio troppo alto per me.”

“Una passione antica che mi ha portato prima a sfilare e poi a lavorare in un atelier romano vicino a Fontanella Borghese.”

“ I primi mesi ho arrotolato pezze – racconta Vittorio con un sorriso – dopo sei sono passato alle vendite e dopo un anno ho gestito l’atelier.”

“Come nasce una collezione Camaiani?” chiedo.

“Dalle cose della vita che mi circondano, dalle opere letterarie, artistiche, da paesi e culture diverse; assorbo tutto, mi entusiasmo, disegno, provo, sperimento con i modelli di carta. L’ultimo cappello è nato dall’utilizzo di un cartoncino, dalla fusione di sensazioni e geometrie, mantenendo sempre un grande rispetto per la donna, da esaltare e non mascherare.  Ed ecco il foglio di chiffon che nasce sul davanti, ripreso da una cinta, rispettando le siluette.

“Mi piace raccontare qualcos’altro, non solo il capo; segnare la collezione con un particolare, come la pochette dell’ultima sfilata, che è stata definita “la pochette che racchiude D’Annunzio”.

E’ un piacere ascoltare Vittorio, uomo della moda e fautore della cultura.

“La moda evolve continuamente, anche se sembra lontana dallo splendore degli anni  trenta” – gli dico con un pizzico di provocazione.

“E’ stato, sicuramente, il periodo più bello segnato dall’eleganza”.” Walter Albini, padre del pret a porter amava quel periodo e lo trasformò in un’icona. Noi abbiamo fatto sempre peggio, anche se, c’è da dire, tutti gli anni sono stati oggetto di discussione. I capi dovrebbero essere pensati tenendo a mente la portabilità e la capacità di sentirli sulla propria pelle”.

“Che cosa pensa Camaiani delle donne?”

“Ho un grande rispetto per la donna, soprattutto perché ha dovuto lavorare tanto per arrivare a posizioni importanti; tanto e  continuamente, da mattina a sera, fuori e dentro casa; ecco perché ho a cuore abiti o accessori che la aiutino nel quotidiano. Come la stola da mettere in borsa che si trasforma con l’occasione.”.

“Nell’immaginario la moda rappresenta da sempre un mondo magico, leggero e travolgente, cui tutti aspirano. E’ proprio così?”

“E’ un lavoro difficile, che va inventato ogni giorno, con momenti di sconforto, di stanchezza che si alternano alla frenesia. Occorre essere disponibile a lavorare in modo diverso, a mettersi in gioco, accettando tempistiche diverse per le manifestazioni. Un’uscita a gennaio implica un lavoro iniziato, in sostanza, alla fine della sfilata precedente.

Nei momenti più critici, il buon lavoro e l’amore dedicato a esso ti ripagano. In fondo se stai fermo e non sperimenti non farai mai nulla.”.

“Se ti dovessi definire ?”

Vittorio ci pensa: “ Sono uno stilista di nicchia, che ama il contatto con le persone, capirle e comprendere le esigenze del momento. Amo disegnare per la donna creare un abito speciale per lei, un capo da ricordare. Non ho nulla dell’imprenditorialità ma della sartoria di alta qualità.

Mi definirei un occhio che guarda e vuole raccontare le pagine di moda e di eleganza.”.

“Il futuro?” – domando.

“Come sognatore ti direi un anno sabbatico a Bali, terra che amo moltissimo.

Come realista ti rispondo che riprenderò i miei “Atelier per un giorno” l’appuntamento che mi ha caratterizzato in questi anni e che avvicina direttamente all’abito; quindi, tanto duro lavoro.

Come Vittorio Camaiani, ti dico: -Il mio lavoro è creare, regalando con un abito o un accessorio un momento di felicità.

Sorride e continua: “Il futuro? – Continuare a respirare il Bello per poterlo Restituire!”

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