Nell’antica tradizione taoista il praticante impara a comprendere che un lavoro su se stesso avviene attraverso l’esercizio della disciplina, di uno stile di vita cosciente, di un’alimentazione sana e adeguata alla persona che è. Anche l’ayurveda insegna quanto sia importante conoscere se stessi e il corpo, per mangiare in maniera consapevole, salvaguardando il concetto di unicità, visto che ognuno di noi rappresenta un sistema originale. Nutrirsi è il primo sostanziale modo per prendersi cura di sé e la disciplina, parola che spesso ci è scomoda, è in realtà il corrimano di riferimento, quando ci sentiamo in difficoltà, avvertiamo disagi e non sappiamo cosa fare. Prima di definire qualsiasi strategia specifica, tornare a delle sane modalità di autoaccudimento, ci ristora, ci fa recuperare energia, ci fa tornare lucidi, offrendoci un senso di sicurezza lì dove avevamo avvertito precarietà.

Quando senti che ti manca la terra sotto i piedi, non concentrare le tue prime energie su “e ora, che faccio?”, ma riparti da te, dal dedicarti attenzione. Mangia bene, predisponi tutto perché il tuo sonno sia ristoratore, osserva i tuoi sogni, fa’ sì che la tua pelle odori di buono dall’interno. Coccolati con sane abitudini.

Quando entro in cucina mi sento un alchimista nel suo atanor, che lavora nello spazio ristretto rappresentante in scala l’universo, con le stesse Leggi che governano la vita. La cucina richiede un atteggiamento di lucidità e presenza. Distrarsi è pericoloso o semplicemente altera l’esito. Ma cucinare stimola anche l’utilizzo di tutti i sensi, perché si guarda, si tocca, si assaggia, si odora, si ascoltano i rumori di ciò che si sta compiendo. E tutto questo mi arreca piacere. Quel piacere indispensabile per gustare, ma che non può trasformarsi in dipendenza. Quindi la relazione con il cibo diventa anche parametro di autonomia. È la metafora del rapporto con me stessa, con la vita, con l’altro. Una tavola condivisa è un rito antico che evoca grande intimità. Io non magio con chiunque. Scelgo di consumare i miei pasti con persone che percepisco vicine. Scegliere con amore cosa mangio e con chi mi fa sentire bene, perché crea una continuità tra il mio dentro e il fuori.

Ho ideato il master in counseling Gastronomico per approfondire il legame sottile

e inscindibile tra “cibo, io e l’altro”.

Cucinare è un regalo che faccio a me stessa e a chi amo. È certamente un atto meditativo, ma incoraggia il mio lato giocoso e creativo, appagando tutti i sensi. Questo patrimonio generoso, il cui interesse connette popoli ed epoche, definisce le identità e può integrare le diversità culturali, ha sviluppato in me il desiderio di ricerca e di un ulteriore motivo di scambio. Per tutto questo è diventato parte della formazione che propongo.

 


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