La difficoltà di godere della vita

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Carissimo lettore, rispondo ad un quesito che spesso mi poni rispetto al senso di scontentezza e alla difficoltà di godere della vita. Tante volte mi chiedi come mai non riesci ad essere gioioso e soddisfatto, nonostante la tua situazione sia buona e tutto vada bene. Mi descrivi la tua preoccupazione, l’ansia, la tristezza che ti pervadono e noto che l’accento è posto sempre su ciò che manca. Sento che trasmetti rabbia, a volte esplicitamente, altre volte controllata, ma forte come ogni energia inespressa.

Quando ci percepiamo in questa condizione, spesso è perché non abbiamo ancora imparato a ricevere. Ricevere è un’azione adulta e responsabile, che ci pone nella relazione con l’altro in una posizione paritaria. È una caratteristica intrinseca dell’amore, che, a differenza di ciò che immaginiamo per luoghi comuni, non si basa solo su ciò che sappiamo offrire. Se amiamo, infatti, vogliamo per l’altro libertà e appagamento. Ed è la capacità di accogliere quello che ci dà che gli restituisce riconoscimento e gratificazione. Offrire soltanto è un atteggiamento egoico, che lo pone nella posizione di bambino e passa per la negazione della sua autonomia, generandogli inconsciamente un debito nei nostri confronti.

Se non sappiamo ricevere, quindi, non sappiamo amare. E quando arriva qualcosa di bello, lo avvertiamo come un peso che attanaglia cuore e corpo. Subentra l’idea che la vita non sia fatta per noi. Ci sentiamo vittime, ma non ci accorgiamo che la nostra parte mentale sta prendendo il sopravvento e che ci stiamo identificando con l’ego. L’ego a questo punto supera l’essere che siamo e strumentalizza i pensieri, le emozioni e anche il corpo. La nostra responsabilità è lasciarlo fare. Consentirgli che agisca indisturbato, dimenticandoci degli strumenti che abbiamo conseguito nella vita e lasciando che la tristezza prevalga.

C’è quindi un momento in cui dovremmo semplicemente dire “BASTA” e darci un limite, per rientrare con umiltà in un’altra posizione. Quella di accettare la vita così come ci si propone, negli aspetti che sentiamo negativi e positivi. Ricordiamo infatti che in questa esperienza terrestre apprendiamo attraverso la percezione delle polarità.  Ogni cosa ha il suo opposto e la nostra mente separa in categorie. Spesso per riconoscere e imparare qualcosa, dobbiamo sperimentarne l’antitesi. Così, per esempio, apprezziamo la bellezza, perché abbiamo constatato cosa è brutto per noi, o la salute, quando siamo stati male. Scegliamo la fedeltà, perché abbiamo provato il tradimento. Vogliamo il benessere materiale, perché abbiamo sentito il peso della povertà…

È proprio quando le cose vanno bene, che non intendiamo il valore di ciò che abbiamo e lo diamo per scontato. Il bene è semplice, ma per il nostro ego non è accettabile e molte volte ci infliggiamo sofferenza gratuita. Il dolore ci dà sensazioni estreme e ci induce a difenderci, ad essere reattivi. Confondiamo questa reattività con la vitalità, con avere un ruolo da protagonisti nel vivere.  Ma ci stiamo allontanando da noi.

Dovremmo allora recuperare l’abilità di andare nel nostro interiore con onestà e ripartire proprio dal piacere delle cose semplici. Dovremmo recuperare il ricordo dei momenti davvero difficili per riabbracciare la sensazione di benessere che è sopraggiunta quando i nodi si sono sciolti. E soprattutto acquisire la coscienza che le nostre posizioni estreme coincidono con l’identificazione in una polarità e la negazione del suo opposto. Pertanto, con un po’ di buona volontà, potremmo fare tentativi per recuperare la pratica della via di mezzo. È stare al centro che ci rende presenti e in grado di amare

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Commenti

  1. francesca magnoni

    marzo 4, 2019 at 14:11

    Grazie, bellissimi e utilissimi spunti per un vivere sano!!

    • Zuleika

      marzo 6, 2019 at 17:57

      grazie a te per leggermi, cara francesca

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