…Ma cos’è l’Intimità?

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Abbiamo tutti paura quando ci capita nella vita di avvertire un senso di vuoto interiore. Eppure qualsiasi cosa esista ha una funzione importante, anche al di là della nostra comprensione. Sicuramente comporta aspetti di disagio e contemporaneamente di risorsa. Da noi dipende come affrontarli, come confrontarci con l’energia che si genera dalle nostre esperienze. La risorsa del vuoto per me è la naturale predisposizione ad essere recipienti, ad onorare quella parte femminile presente in tutti che ha la possibilità di accogliere e di riempirsi di ciò che viene dall’altro. Una recezione che deve essere equilibrata senz’altro, ma che ci sottolinea la nostra identità relazionale, il piacere e il sano bisogno di condivisione. L’intimità nasce da qui, da quello spazio vuoto che dovremmo imparare a gestire individualmente, ma che è la casa in cui possiamo ospitare le persone scelte, accettando di mostrare aspetti personali di solito più ritirati dal mondo. Nell’intimità riveliamo quindi i nostri segreti o le parti più segrete di noi.

La parala segreto (dal lat. Secretum) significa secrèto, da secernere, ed ha insito per etimologia un senso di separazione. Non dà quindi l’idea di qualcosa che dobbiamo nascondere, che non vogliamo far apparire, ma di qualcosa che è appartato e che è il frutto della nostra produzione più intima, come i liquidi che il nostro copro secerne. Per questo l’intimità nella relazione diventa la  volontà di condividere ciò che è dentro, nella parte più profonda di noi. È quindi la predisposizione a far emergere la parte bambina, la più vicina all’essenza di ciò che siamo. È la possibilità di palesare la nostra parte vulnerabile. In altri termini l’opportunità di essere nudi di fronte all’altro… e non un altro qualsiasi, ma quello che consideriamo coabitante di uno spazio protetto creato insieme. Ma intimità significa anche naturalezza, leggerezza, complicità, caratteristiche che i bimbi incarnano…

Ecco perché l’intimità spaventa e non sempre è semplice concedersela. La paura di essere feriti e di essere giudicati proprio quando siamo scoperti a volte ci trattiene, ci pone nella condizione di controllarci. Ma quando tiriamo a noi le redini in modo così forte, il bambino che abita il nostro condominio interiore non emerge. Proprio lui che ha il gran dono di creare connessione e fusione con chi ci è di fronte e che ha desiderio di sorridere, di giocare, di incantare e di lasciarsi meravigliare.

Per concederci una realtà intimità dobbiamo quindi prima di tutto curare una sana intimità con noi stessi. Saper apprezzare i momenti di solitudine, in cui siamo in profondo contatto con le emozioni e possiamo ascoltare i nostri bisogni, come riconoscere i nostri gusti e dare loro spazio. L’intimità nasce dalla volontà di accettare di stare con quello che c’è nel momento, ossia di rispettare profondamente ciò che ci attraversa nell’interiorità per poi lasciarlo andare. È anche la serena convivenza con la propria corporeità, dimensione materiale della nostra esistenza, che prevede la buona accettazione delle sensazioni che viviamo e delle preziose informazioni che ci rimandano i sensi, splendidi ponti tra ciò che è fuori e ciò che è dentro di noi.

E nella relazione? Di frequente pensiamo che l’intimità abbia a che fare con la sessualità. Per contro possiamo condividere sesso con una persona pur non istaurando un ambiente confidenziale e protetto. Anzi, in alcuni rapporti, sentiamo che proprio non sarebbe il caso di farlo, perché istintivamente avvertiamo che la nostra vulnerabilità non sarebbe accolta, che non c’è spazio per l’affettività. La nota dominante della precarietà ci fa comprendere che, pur spogliandoci fisicamente, non possiamo metterci a nudo emozionalmente.

Intimità diventa allora sinonimo di complicità in clima di accettazione e tutela. Diventa lo spazio di libertà in cui, qualsiasi cosa avvenga, deve essere una scelta condivisa e deve rispettare le regole della protezione e dell’accudimento, come merita ogni zona segreta che richiede tutta la nostra attenzione perché si preservi. Qualsiasi cosa avvenga appunto, ma con la delicatezza di saper entrare e di saperne uscire in punta di piedi e a piedi scalzi. È l’energia che generano due bimbi quando, sentendosi totalmente accolti, manifestano apertamente se stessi, sicuri e complici nel gioco, perché non avvertono giudizio

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